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Vaticano/ Papa: "Diversità regionali si integrino senza particolarismi"

Data: 04/06/1998 - Ora: 17:38
Categoria: Politica

Le peculiarità delle diverse regioni italiane devono "integrarsi sulla base della comune appartenenza alla stessa realtà nazionale, così che vadano a vantaggio di tutti". Il pontefice lo ha affermato nell'udienza ai presidenti delle regioni e delle provincie autonome italiane, ricevuti per la prima volta da quando, ventotto anni fa, sono state istituite le regioni. Il presidente della Conferenza delle regioni, Vannino Chiti, ha ricordato a tutto il Vaticano che, al termine del processo delle riforme istituzionali, "le autonomie locali dovranno comunque avere maggiori responsabilità di governo, in coerenza con i mutati bisogni delle popolazioni". (FM)
Per il Papa le peculiarità delle diverse regioni italiane, pur conservando la propria specificità, devono "integrarsi sulla base della comune appartenenza alla medesima realtà nazionale, così che le particolarità di ciascuno ridondino a vantaggio di tutti". Ogni particolarismo "impoverisce" chiunque lo pratica e provoca tensioni dannose soprattutto per i più deboli.

Il pontefice lo ha affermato nell'udienza ai presidenti delle regioni e delle provincie autonome italiane, ricevuti per la prima volta da quando, ventotto anni fa, sono state istituite le regioni. Ai rappresentanti delle numerose autonomie locali che formano l'Italia Giovanni Paolo II ha rivolto un discorso non convenzionale, nel quale ha anche ricordato le popolazioni di Umbria, Marche e Campania, colpite da terremoto e alluvione. Il Pontefice ha inoltre indicato i "problemi numerosi e gravi" da affrontare, "anche in vista del nuovo millennio", e tra questi in particolare la disoccupazione, il degrado del territorio e la legalità. Dopo aver ricordato il 'solido sistema di valori' delle popolazioni italiane, il Papa ha detto agli amministratori che, presentando storie e tradizioni differenti ciascuna delle loro realtà locali, occorre far sì che il cammino sociale e culturale differenziato si integri sulla base della comune appartenenza alla stessa realtà nazionale, così che le particolarità di ciascuno vadano a vantaggio di tutti". "Preclusioni esclusivistiche - ha sottolineato - impoveriscono chi le pratica e provocano tensioni dannose soprattutto per i più deboli". "Nessuno può pretendere - ha affermato Giovanni Paolo II riecheggiando un passaggio della 'Populorum progressio', - di riservare a suo esclusivo uso le ricchezze, materiali, culturali, sociali e religiose di cui dispone". Papa Wojtyla ha poi rivolto un forte incitamento agli amministratori a cercare nuove soluzioni anche in vista del nuovo millennio per risolvere i problemi numerosi e gravi, quali la disoccupazione, i disagi delle famiglie, degli strati più deboli della popolazione, i profughi che bussano alle porte delle regioni, il degrado del territorio.

Tra questi problemi c'è anche la "legalità". Il tema della legalità, ha osservato il Papa, "è oggi tanto evocato, perché sempre più diffusa è la consapevolezza dell'urgenza del recupero di un più vivo senso della legge per costruire un ordinato svolgimento del vivere civile e per favorire una cultura del rispetto dei diritti di ognuno, della collaborazione reciproca e della condivisione solidale". Grazie alla forza e alla volontà di tutti, ha affermato il Papa, sarà sicuramente possibile il progresso verso una società civile solidale, rispettosa delle persone e delle tradizioni locali, attenta ai valori e agli ideali dell'essere umano".

Nel suo saluto al Papa il presidente della Conferenza delle regioni, Vannino Chiti, ha ricordato che alla fine del processo delle riforme istituzionali "le autonomie locali dovranno comunque avere più responsabilità di governo, in coerenza con i nuovi bisogni delle popolazioni" per un diverso rapporto tra istituzioni e società. Chiti ha esortato infine un sostegno alle famiglie, al volontariato e al no-profit.

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