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Data: 24/04/2001 - Ora: 11:32
Categoria:
Cultura
. Dovrebbero cadere nella seconda metà di giugno, considerato che a metà maggio sarà convocata l'assemblea per ufficializzare le candidature i programmi e anche il pool di esperti, compreso il pro rettore, dai quali vorranno farsi affiancare i potenziali rettori.
Ha ampliato il settore scientifico con Ingegneria dei materiali. L'ultimo nato è il corso di laurea in scienze delle comunicazioni, un corso di interfacoltà, che dipende da Scienze della formazione e Lettere.
L'attuale rettore, Angelo Rizzo, è stato in carica per nove anni e ha guidato l'ateneo verso le trasformazioni. Non può essere più rieletto per il limite posto dallo statuto (massimo due rettorati). «Lascio con un po' di tristezza, ma tanta soddisfazione», dice.
«Il candidato ideale? Tutti i professori ordinari dell'Università - dice - sono ugualmente capaci». È probabile che non appoggerà nessuno dei quattro per mantenersi equidistante. Ma che cosa si aspetta dal prossimo rettore? «Mi auguro - spiega - che voglia continuare nell'opera svolta mantenendo il legame con il territorio e al tempo stesso puntando all'internazionalizzazione dell'Università». E le sfide del futuro? «La riforma dell'autonomia, una rivoluzione da far tremare i polsi a tutti, nessuno escluso. Ma il nostro territorio è ricchissimo di cervelli. Basta usarli bene».
II fiore all'occhiello di Rizzo è l'Isufi, l'Istituto superiore di formazione universitaria interdisciplinare, riconosciuto con la finanziaria di quest'anno scuola di alta formazione. Lui ne è il coordinatore e dal prossimo anno accademico dovrebbe diventarne il preside. Ad eleggere il rettore sono i docenti di prima e seconda fascia, i ricercatori e i rappresentanti del personale non docente e degli studenti.
Nelle prime tre votazioni per vincere sarà necessario raggiungere la maggioranza assoluta, solo alla quarta ci sarà il ballottaggio tra i primi due più votati e basterà la maggioranza semplice. II preside di Lettere, Salvatore Alessandrì, è stato tra i primi a ufficializzare la sua candidatura parlandone in consiglio di facoltà «per evitare voci di corridoio», precisa. «Poi ho impedito che si discutesse sulla mia eventuale elezione, perché questo non rientra tra i compiti del consiglio. Sono all'Università dal '60dicepiù che per i programmi chiedo di essere eletto per quello che ho fatto in tutti questi anni e valutato in base ai miei pregi e i miei difetti». Ma se la prima elezione andrà in fumo, ci saranno accordi successivi per far confluire i voti su un solo candidato? «Sono contrario a questi tipi di accordiprecisaanche perché questi lasciano presumere che qualcuno disponga di un pacchetto di voti, come avviene nella politica e tutto ciò mi sembra contrario alla democrazia e al bene dell'Università».
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