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Una setta occupa Tienamen

Data: 26/04/1999 - Ora: 16:41
Categoria: Politica

Erano migliaia, sono stati in silenzio per ore, fin verso le 21.30, quando hanno cominciato ad abbandonare ordinatamente l'area di Zhongnanhai, la cittadella dei potenti di Pechino, non lontano dalla Tienanmen. Diecimila: tutti seguaci del culto Falun Gong, che vogliono difendere dalla «repressione del regime». Le autorità comuniste hanno dovuto affrontare una manifestazione che si è rivelata la più affollata tenuta a Pechino da 10 anni, cioè dalla sanguinosa repressione della protesta democratica sulla Tienanmen, e insieme la più ampia mobilitazione di piazza per la libertà religiosa in Cina. I fedeli del Falun Gong, un culto formalizzato nel 1992 (significa "legge del Buddha"), reclamavano la liberazione di diversi responsabili arrestati. Chiedevano un incontro con il premier Zhu Rongji e pare che il capo del governo abbia in effetti incontrato tre rappresentanti della confessione. Il regime della Repubblica Popolare non nasconde né l'avversione né la preoccupazione per la diffusione del Falun Gong. La Cina, infatti, riconosce cinque "religioni istituzionalizzate" - buddhismo, cattolicesimo, Islam, protestantesimo e taoismo - sulle quali esercita un controllo politico attraverso le «organizzazioni patriottiche». Il Falun Gong sfugge alla griglia. È un culto giovane, che fa capo a un maestro - il quarantesettenne Li Hongzhi - che vive a Houston in Texas e si sta diffondendo grazie all'intensa attività di proselitismo dei suoi membri. Che sarebbero, in Cina, addirittura decine di milioni (100 milioni, secondo i praticanti). Pessime credenziali agli occhi del Partito comunista se, come ha annotato Human Rights Watch in un rapporto sulle religioni in Cina, il regime "ritiene che l'Occidente vuole arrivare al pluralismo politico attraverso il pluralismo religioso e che dagli anni Ottanta usa la religione per destabilizzare i Paesi socialisti". (MN)

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