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Ugento, la cava dei veleni: 19 indagati

Data: 15/12/2000 - Ora: 12:17
Categoria: Politica

Bidoni al veleno nelle cave di Ugento. Ieri mattina il pubblico ministero Elsa Valeria Mignone ha affidato l’incarico a due geologi e un chimico, tra cui il professor Vincenzo Cotecchia dell’Università di Bari, perchè eseguano una perizia sullo stato di inquinamento della falda fratica. I prelievi e i sopralluoghi partiranno già domattina perché il magistrato ne ha sottolineato l’urgenza.

Per la vicenda sono indagate 19 persone, alle quali il pm ha notificato le informazioni di garanzia invitandole a comparire con i loro avvocati durante le operazioni di nomina dei periti. Si tratta di Renato Congedi di Ugento, Serafina Nuzzo di Gagliano del Capo, Maria Grazia Maurichi di Lecce, Francesca Nuzzo di Carmiano, Anita Nuzzo di Lecce, Carmela Nuzzo di Morciano, Giuseppe Nuzzo di Gagliano, Vitale Francesco Nuzzo di Gagliano, Fernando Donandeo di Presicce, Vito Iacobelli di Acquarica del Capo, Fioravante Rocco Malagnino di Taurisano, Rocco Rosafio e Gianluigi Rosafio di Taurisano, Egidio Rubino di Acquarica del Capo, il Comune di Ugento, di cui è stato citato il sindaco protempore, Graziella Gardini, amministratrice della Sea Marconi Envirotech Italia di Lecce, Vander Tumiatti, rappresentante legale della Sea Marconi Tecnologies di Torino, Giovanni Greco, amministratore unico della Monteco srl di Trepuzzi e Michele Grecolini, direttore tecnico dell’impianto di smaltimento della Monteco. Il reato ipotizzato è inquinamento delle acque. L’altro ieri il pubblico ministero ha fatto eseguire un prelievo a 110 metri di profondità nella falda. Dai primi esami risulta che la concentrazione di idrocarburi è di 0,27 grammi per litro contro il limite massimo consentito che è di appena 0,01 grammi per litro. Ma a preoccupare ancora di più è la presenza dei bidoni di pvc, un derivato del benzene altamente cancerogeno.
Tra gli abitanti della zona cresce l’allarme. Si è costituito un comitato di cittadini per la difesa dell’ambiente che ha già organizzato dibattiti e manifestazioni di protesta. I bidoni disseminati in tre discariche abusive poste sotto sequestro dalla Guardia di finanza sono stati gettati in cave abbandonate. Lì il terreno assorbe con molta facilità le piogge (e di conseguenza anche i veleni) perchè di natura carsica. Nella zona è stato persino scoperto un cumulo di bidoni e materiale di risulta, come se quei rifiuti tossici fossero stati spostati da qualche altra zona. Il giorno dell’Immacolata gli abitanti dei tre paesi hanno protestato in corteo, marciando da Presicce ad Acquarica del Capo. Hanno raccolto striscioni e slogan coinvolgendo anche i ragazzi delle scuole medie. Nei pressi delle discariche ci sono persino due pozzi da cui l’acquedotto pugliese attinge l’acqua che finisce in rete. Per questo ora il comitato chiede che i controlli siano pianificati.
La Regione intanto ha stanziato tre miliardi per la bonifica della zona. Ma l’interesse è che le operazioni avvengano con la massima cautela visto che i bidoni rimossi risultano ormai semivuoti, mentre nelle cave si è formato un laghetto di melma densa e maleodorante, che è stata assorbita via via dal terreno.

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