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Data: 28/07/1998 - Ora: 13:24
Categoria:
Cronaca
''Sono solo apparenti'' i ritardi che qualcuno denuncia
nell'avvio della ricostruzione in
Umbria
dopo il terremoto. Ne è convinto il presidente della Regione,
Bruno Bracalente, che su questi temi ha risposto stamani alle
domande dei giornalisti a palazzo Cesaroni, prima che
cominciasse a seduta del consiglio regionale dedicata a vari
atti legati alla ricostruzione. ''Non è che, finite le scosse,
si può subito cominciare a ricostruire - ha osservato
Bracalente - e chi lo pensa commette un errore. In realtà, se
si vuole una ricostruzione di qualità, ci sono dei tempi
fisiologici da rispettare''. Il presidente ritiene che,
''conclusa la fase in cui si sono determinate le regole''
per il dopo sisma, ''ora si deve passare con decisione alla
fase della progettazione'' per quanto riguarda anche gli
interventi più complessi, specie nei centri storici. (FM)Si tratta - per Bracalente - di una ''fase complessa ma ineliminabile'', tanto che, d'intesa con il sottosegretario Franco Barberi, alla progettazione verranno destinate risorse specifiche con un' ordinanza. Bracalente ha poi fornito chiarimenti ai cronisti sulla questione sollevata da Alleanza nazionale sulla somma da destinare a rifondere, il cosiddetto ''danno indiretto'' che il sisma ha provocato a molte aziende umbre, parlando di trentasette miliardi, di cui la Regione intende risarcirne quindici.
''Si tratta di un malinteso'', ha spiegato Bracalente, ricordando che mesi fa Barberi aveva ipotizzato che le Regioni terremotate utilizzassero un quarto della somma attivata con mutuo insieme allo Stato per il danno indiretto (per l'Umbria la somma complessiva è centosessanta miliardi), utilizzando lo strumento dell'ordinanza. ''Ma noi - ha spiegato Bracalente - ritenevamo riduttivo agire con un'ordinanza: abbiamo scelto invece la strada della legge regionale, facendo riferimento a quanto disposto dalla legge nazionale sulla ricostruzione e fissando in quindici miliardi la somma per il danno indiretto''. Somma che Bracalente considera, ''almeno al momento, adeguata''. Oggi il Consiglio dovrebbe discutere proprio la legge sul danno indiretto: domani verranno in aula la normativa generale sulla ricostruzione (varata ieri sera in commissione con il voto contrario del Polo e l'astensione di Rifondazione) e il relativo piano finanziario triennale, che fissa in undicimila miliardi le risorse necessarie per completare il dopo sisma.
Alleanza nazionale però è ''critica'' - ma anche il resto del Polo lo è - sul ''pacchetto'' di provvedimenti approntati dalla Regione per affrontare la ricostruzione nelle zone terremotate dell'Umbria. ''Soprattutto non condividiamo la filosofia alla base di questo approccio'', ha spiegato stamani ai giornalisti a Palazzo Cesaroni il capogruppo di Alleanza nazionale, Massimo Mantovani, ancora convinto che si sarebbe dovuto utilizzare lo strumento della ''legge speciale'' per avere tempi e risorse ''meno aleatori''. Mantovani critica proprio la normativa sul danno indiretto: le cifre ed i parametri costruiti - dice - sono ''in contraddizione con il titolo stesso'' della legge, che ''dovrebbe'' sostenere e rilanciare le attività produttive di settori vitali per l'economia umbra, come turismo, commercio e (inserita ''sul filo di lana'') anche l'agricoltura. La legge regionale sulla ricostruzione è poi - per il capogruppo di An - ''figlia'' di quella nazionale, la numero 61, ''madre sbagliata di tutte le battaglie, impostata in modo errato dal governo dell' Ulivo''. ''Inaccettabilmente inadeguato'' è, infine, il piano finanziario sui costi della ricostruzione: Mantovani evidenzia che, mentre la Regione prospetta un fabbisogno di undicimila miliardi, il comitato tecnico-scientifico ne stima per l'Umbria oltre ventimila. Una 'forbice' destinata 'a complicare ancora di più le cose', secondo Mantovani.
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