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Telethon, scoperto il gene del ritardo mentale

Data: 02/06/1998 - Ora: 12:21
Categoria: Politica

Una ricerca finanziata da Telethon e pubblicata a giugno da "Nature Genetics", ha consentito a un'équipe di scienziati italiani di trovare un gene (Gdi 1) causa di ritardo mentale. La scoperta, che dà nuove prospettive agli studi sul funzionamento del cervello, è dovuta al gruppo della dottoressa Daniela Toniolo del Cnr a Pavia in collaborazione con Flavia Valtorta (Dibit-Hsr), sostenute da altri ricercatori europei e americani. Il ritardo mentale colpisce circa il tre per cento delle persone ed è definito da un quoziente di intelligenza inferiore a settanta. La forte componente genetica è provata dall'esistenza di casi familiari, in cui il ritardo è ereditato da solo o in associazione con altre patologie. Sono pochissimi i geni finora collegati con i processi di apprendimento: di qui l'importanza della scoperta che, grazie alle sinergie tra ricerca e centri specializzati, consentirà applicazioni nella diagnosi e prevenzione. Il gene responsabile della sindrome dell'X fragile (un maschio su 4.000) era già stato individuato anni addietro. (FM)
Il ritardo mentale è una patologia diffusa, di cui soffre circa il tre per cento degli individui ed è definito dalla presenza di un quoziente di intelligenza inferiore a settanta. La forte componente genetica è dimostrata dall'esistenza di casi in famiglia dove il ritardo è ereditato da solo o insieme ad altre patologie. Alcune forme di ritardo mentale sono legate al cromosoma X e, come conseguenza, sono i maschi ad avere la malattia. Come è noto, mutazioni in geni del cromosoma X negli individui maschi che ne hanno uno solo hanno conseguenze direttamente visibili, mentre spesso non hanno alcun effetto nelle femmine che ne hanno due. Non è conosciuto il numero di geni implicati in casi in cui il ritardo mentale è l'unico sintomo, anche se sul cromosoma X ce ne potrebbero essere da dieci a sessanta. Considerando gli altri ventidue cromosomi è dunque facile che varie centinaia di geni possano contribuire solo allo sviluppo delle capacità intellettuali di un individuo.
Lo studio dei geni coinvolti nel ritardo mentale serve a definire l'entità della componente genetica, per definire alcune delle funzioni necessarie allo sviluppo del sistema nervoso centrale e per capire le funzioni normali e patologiche da cui partono i processi di apprendimento. Dla momento che la patologia è estremamente eterogenea, sono pochissimi i geni fino ad ora correlati con i processi di apprendimento.
Il gene responsabile della sindrome dell'X fragile, la forma di ritardo mentale più diffusa (1/4000 maschi), è stato identificato pochi anni fa. Più recentemente ne sono stati trovati altri due, di cui uno (GDI1) dal gruppo da Daniela Toniolo all'Istituto di Genetica Biochimica ed Evoluzionistica del Cnr a Pavia, in collaborazione con Flavia Valtorta, DIBIT-HSR (entrambe finanziate da Telethon) e altri ricercatori europei ed americani. Il gene GDI1, il primo di cui è conosciuta la funzione, è stato trovato mutato in alcune famiglie in cui un grave ritardo mentale è ereditato da individui maschi in diverse generazioni. GDI1 contiene l'informazione genetica per una delle proteine che partecipano al ciclo di attivazione e inattivazione delle sinapsi (zone di giunzione tra cellule nervose, contenenti vescicole piene di neurotrasmettitori). Il funzionamento del cervello si fonda sulla comunicazione tra cellule nervose ultra specializzate (neuroni), che avviene tramite il rilascio di molecole di "neurotrasmettitori", condotte sulla superficie della cellula 'trasmettente' per stimolare la cellula 'ricevente'. Questo processo è molto complesso ed è strettamente controllato dal funzionamento coordinato di numerose proteine (tra cui GDI1) e dalla loro interazione. Il lavoro, pubblicato a giugno da Nature Genetics, dimostra che mutazioni in GDI1 causano i gravi problemi di apprendimento riscontrati nei pazienti e lascia ipotizzare che la mancanza di questa proteina potrebbe alterare la comunicazione tra neuroni in specifiche aree del cervello nell'individuo adulto o nel corso dello sviluppo. L'identificazione di questo gene consente quindi per la prima volta di formulare delle ipotesi verificabili su alcuni dei meccanismi molecolari su cui sono fondati i processi di apprendimento e dello sviluppo di un normale livello di intelligenza.
Hanno collaborato alla ricerca i servizi di genetica ed in particolare il laboratorio di genetica umana degli Ospedali Galliera di Genova, diretto da Franca Dagna Bricarelli, che ha esaminato una vasta casistica di pazienti affetti da ritardo mentale, tra cui sono stati identificati alcuni portatori di mutazioni genetiche di GDI1 (grazie al finanziamento di Telethon). Le sinergie tra ricerca di base e centri clinici specializzati, seguendo una strategia promossa e perseguita fin dagli inizi dal Comitato Telethon, permettono il veloce trasferimento delle nuove scoperte ad applicazioni pratiche in campo diagnostico, nella prevenzione e, in futuro, nell'individuazione delle terapie.

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