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Telecomunicazioni/ Oggi arriva il piano delle frequenze tv

Data: 30/10/1998 - Ora: 10:06
Categoria: Internet

Il ministro dell'Ambiente ha imposto che tutti impianti sparsi in Italia ad alta frequenza, dannosi alla salute, siano rimossi. E' solo una delle conseguenze del nuovo piano delle frequenze che l'Authority per le comunicazioni approverà stamattina e presenterà oggi stesso alla stampa, alla presenza del neoministro delle Poste Salvatore Cardinale e dei suoi sottosegretari. Un evento a lungo atteso. Il piano ridisegna infatti il paesaggio dell'etere italiano, non solo televisivo (nella ripartizione prevista dalle mappe tracciate dai tecnici si tiene conto delle frequenze a uso militare e civile, della radiofonia, della telefonia cellulare). Un paesaggio affollato e disordinato quanto nessun altro in Occidente tanto da sopportare fino a oggi gravi interferenze, coperture ridotte, (vedi Tmc), sovrapposizioni e quant'altro. (MN)

Adesso viene, fra l'altro, definito il numero delle reti e dei circuiti televisivi nazionali che potranno operare, ciascuno dei quali dovrà obbligatoriamente coprire l'80% del territorio. Quali saranno, lo stabilirà il ministero delle Comunicazioni che entro il 31 gennaio 1999 assegnerà le nuove concessioni sulla base di una graduatoria compilata secondo i criteri previsti dal regolamento attuativo che sarà ancora l'Authority a definire prestissimo.
Posto che un terzo delle frequenze destinate alla tv analogica sarà destinato a razionalizzare le 800 emittenti locali, e che ogni soggetto nazionale non potrà occupare più del 20% del totale dello "spazio" previsto, le reti e i circuiti nazionali non saranno più di 10, o 11. Quelle in più potranno continuare a trasmettere via etere finché non lo deciderà l'Authority, prima di essere "trasferite" sul satellite, dove trasmetterano in digitale. Fra queste dovrebbe esserci Rete 4, come già previsto dalla "legge Maccanico" n. 249. E qui cominciano a insorgere vari problemi. La riorganizzazione imposta dal piano, oltre a eliminare un certo numero di tv locali, che previbilmente faranno ricorso al Tar, costringe infatti gli operatori televisivi a costose modifiche degli impianti esistenti, mentre gli utenti dovranno riorientare le loro antenne. Tanto che si comincia a chiedersi se tale aggravio dei costi valga la pena, visto che dal 2001 dovrà partire anche in Italia quella conversione digitale che entro il 2010 porterà a un sistema del tutto nuovo, dove la tv si integrerà con Internet, la pay-per view e tutto il resto. Ma di questa conversione, prevista dalla legge 1138 (non ancora approvata) e che necessita di canali "liberi" per essere avviata, sembra fare solo vagamente cenno il preambolo del piano, che per certi aspetti rischia di nascere vecchio. Visto che, oltre a tutto, trasmettendo in digitale, i 10 canali nazionali a disposizione diventerebbero automaticamente 30.

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