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Data: 25/06/1998 - Ora: 12:39
Categoria:
Economia
Il ministro Visco, un mese fa alla Camera, aveva riconosciuto che i crediti crescono non solo perché il fisco non è in grado di far pagare le tasse agli evasori, ma anche perché vengono eseguiti accertamenti "poco credibili", che si perdono davanti ai ricorsi dei contribuenti. La confusione cresce per colpa di fantomatici sistemi di contabilizzazione. Nei fallimenti, fa notare Romano, il fisco diventa creditore soltanto di qualche quota residua delle attività del fallito, però "il credito d’imposta non ne tiene conto e si continua a contabilizzare tutta la somma". Se su questo punto i magistrati contabili hanno ragione, l’altra accusa rivolta al fisco, cioè il troppo gravoso carico delle tasse, non viene accettata dal ministro delle Finanze. La pressione fiscale invece sta calando, sostiene Visco, che alla Corte rivolge una domanda fondamentale: "Vuole il rispetto dei vincoli di bilancio, oppure vuole sfondarli?". La pressione si riduce "nei limiti delle compatibilità; certo si può fare meglio, ma già stiamo facendo i miracoli". Il dicastero dell’Eur ricorda, poi, che sta lavorando per rimediare alle tante disfunzioni del sistema e che gli uffici sono stati invitati a valutare più attentamente i crediti per graduare riordinare il bilancio statale, contando pure sulla riscossione accelerata prevista fin dalla Finanziaria ’97. Comunque, le cifre sarebbero viziate da una "forte sovrastima", dovuta anche a errati metodi di calcolo.
Altro punto su cui si sofferma la Corte dei Conti è il "drammatico divario" tra le novità normative e le reali condizioni dell’amministrazione pubblica. La riforma Bassanini è compiuta, tuttavia le buone intenzioni non bastano. Serve un "impulso straordinario" per "lottare contro le resistenze burocratiche" e della questione dovrebbe farsi carico direttamente il presidente del Consiglio. Sul piano concreto, l’esigenza prioritaria è investire nella formazione professionale e nell’ammodernamento degli apparati tecnici. La magistratura contabile, poi, sollecita un intervento legislativo per dare "portata nazionale" al patto di stabilità tra Stato, Regioni ed enti locali.
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