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Sud, Censis: la criminalita' impedisce sviluppo al Sud

Data: 06/03/2000 - Ora: 12:35
Categoria: Politica

Al Sud desta minor preoccupazione il fenomeno della corruzione politica ed amministrativa ma cresce la paura per la presenza della criminalita' organizzata. Una realta' di ''illegalita' diffusa'' che rappresenta al momento uno dei fattori di non-sviluppo delle aree meridionali. E' quanto sottolinea il Censis che nel suo bilancio triennale (1997-2000) sulla ''Cultura dello sviluppo e della legalita'''. ''Diffondere la cultura della legalita' aiuta lo sviluppo socioeconomico, e in taluni casi risulta indispensabile per rendere stabile e continua una crescita di imprese ed occupazione allo stato nascente, come si rileva in molte aree del Mezzogiorno'' sono le conclusioni dello studio del Censis e della Fondazione Banca Nazionale delle Comunicazioni. Per gli imprenditori medi e piccoli del Mezzogiorno, ''criminalita' organizzata'' (nel 20,4% dei casi) e ''illegalita' diffusa'' (nel 16,7%) sono fenomeni presenti nella loro area territoriale e condizionano pesantemente le proprie attivita'. (MN)

La presenza di tali fenomenologie a livello locale viene ritenuta in crescita e di dimensioni superiori alla stessa corruzione politico-amministrativa giudicata rilevante solo nel 2,8% delle aree produttive locali. Cresce anche l'allarme sociale per la grande criminalita' e quella diffusa che, sottolinea il Censis, ''puo' rilevarsi, quindi, un limite per la ripresa economica e lo slancio che la cosiddetta 'new economy' sta producendo anche in Italia. Sembra crescere ancora, infatti, l'allarme criminalita' e la paura di diventare vittima di reati nonostante siano stazionari i dati sugli eventi criminosi che si verificano nel nostro paese''. Tra gennaio e agosto del 1999 sono stati denunciati 1.607.756 delitti, lo 0,2% in piu' rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel 1998 sono stati 2.425.748 i reati denunciati, nel 1990 erano 2.501.640, con una diminuzione, quindi, dello 0,6%. A determinare la crescita dell'allarme sociale contribuisce, per il Censis, la ''specializzazione'' della criminalita' diffusa nel colpire il comune cittadino mentre continuano a crescere, tra il 1990 e il 1998, i furti in appartamento del 17,1,%, quelli in negozi del 30,5%, le rapine in banca del 41,4%, quelle negli uffici postali del 22,7%, le truffe dell'88,9% . Sono tutti reati ''a forte impatto emotivo, che colpiscono indiscriminatamente la popolazione - si afferma nello studio - coinvolgendo spesso i piu' deboli e che hanno una diffusione particolarmente rilevante visto che ogni giorno vengono rapinate 12 tra banche ed uffici postali e si verificano furti in almeno 241 negozi e 676 appartamenti. Ad allarmare e' anche la sfiducia nella giustizia provocata, tra l'altro, dalla lentezza esasperante con cui vengono portati a termine i processi. Nel 42% dei casi occorrono, infatti, piu' di tre anni dalla data del delitto per arrivare alla sentenza di primo grado e nel 72% dei casi occorrono piu' di tre anni per la sentenza di appello.
''Nonostante gli indubbi risultati raggiunti negli ultimi anni nella lotta alla criminalita' organizzata, ogni trionfalismo - afferma ancora il Censis - e' assolutamente fuori luogo. Infatti, sebbene gli omicidi di mafia siano diminuiti (erano 719 nel 1991 e sono 208 nel 1998), crescono i reati che sono la spia di una presenza capillare delle organizzazioni criminali sul territorio: le estorsioni, gli attentati dinamitardi, gli incendi dolosi''. In particolare la situazione rimane critica nelle quattro regioni del Mezzogiorno tradizionalmente infestate dal crimine organizzato: il 96,6% degli omicidi per motivi di mafia si verifica in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia dove ogni mese 17 persone cadono vittime delle organizzazioni criminali (di cui 9 in Campania).
Una ulteriore conferma proviene dal fatto che nelle quattro regioni si verifica il 66,0% degli attentati dinamitardi e incendiari, il 47,6% delle estorsioni e il 44,4% degli incendi dolosi. (MN)

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