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Data: 06/03/2000 - Ora: 12:35
Categoria:
Politica
La presenza di tali fenomenologie a livello locale viene ritenuta in crescita e di
dimensioni superiori alla stessa corruzione politico-amministrativa giudicata rilevante
solo nel 2,8% delle aree produttive locali. Cresce anche l'allarme sociale per la
grande criminalita' e quella diffusa che, sottolinea il Censis, ''puo' rilevarsi, quindi, un
limite per la ripresa economica e lo slancio che la cosiddetta 'new economy' sta
producendo anche in Italia. Sembra crescere ancora, infatti, l'allarme criminalita' e la
paura di diventare vittima di reati nonostante siano stazionari i dati sugli eventi
criminosi che si verificano nel nostro paese''. Tra gennaio e agosto del 1999 sono
stati denunciati 1.607.756 delitti, lo 0,2% in piu' rispetto allo stesso periodo dell'anno
precedente. Nel 1998 sono stati 2.425.748 i reati denunciati, nel 1990 erano
2.501.640, con una diminuzione, quindi, dello 0,6%. A determinare la crescita
dell'allarme sociale contribuisce, per il Censis, la ''specializzazione'' della criminalita'
diffusa nel colpire il comune cittadino mentre continuano a crescere, tra il 1990 e il
1998, i furti in appartamento del 17,1,%, quelli in negozi del 30,5%, le rapine in
banca del 41,4%, quelle negli uffici postali del 22,7%, le truffe dell'88,9% . Sono tutti
reati ''a forte impatto emotivo, che colpiscono indiscriminatamente la popolazione - si
afferma nello studio - coinvolgendo spesso i piu' deboli e che hanno una diffusione
particolarmente rilevante visto che ogni giorno vengono rapinate 12 tra banche ed
uffici postali e si verificano furti in almeno 241 negozi e 676 appartamenti. Ad
allarmare e' anche la sfiducia nella giustizia provocata, tra l'altro, dalla lentezza
esasperante con cui vengono portati a termine i processi. Nel 42% dei casi
occorrono, infatti, piu' di tre anni dalla data del delitto per arrivare alla sentenza di
primo grado e nel 72% dei casi occorrono piu' di tre anni per la sentenza di appello.
''Nonostante gli indubbi risultati raggiunti negli ultimi anni nella lotta alla criminalita'
organizzata, ogni trionfalismo - afferma ancora il Censis - e' assolutamente fuori
luogo. Infatti, sebbene gli omicidi di mafia siano diminuiti (erano 719 nel 1991 e sono
208 nel 1998), crescono i reati che sono la spia di una presenza capillare delle
organizzazioni criminali sul territorio: le estorsioni, gli attentati dinamitardi, gli incendi
dolosi''. In particolare la situazione rimane critica nelle quattro regioni del
Mezzogiorno tradizionalmente infestate dal crimine organizzato: il 96,6% degli
omicidi per motivi di mafia si verifica in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia dove ogni
mese 17 persone cadono vittime delle organizzazioni criminali (di cui 9 in Campania).
Una ulteriore conferma proviene dal fatto che nelle quattro regioni si verifica il 66,0%
degli attentati dinamitardi e incendiari, il 47,6% delle estorsioni e il 44,4% degli
incendi dolosi. (MN)
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