La riforma dell'assistenza varata dal governo,
che senz'altro riqualificherà gli attuali operatori
sociali, con delle nuove figure professionali, potrebbe
contribuire a creare nuova occupazione. Nella riforma
vengono indicate chiaramente alcune priorità di
intervento. L'esperienza potrebbe essere estesa sul
territorio ed è chiaro che in questo caso servirebbero
nuove risorse professionali. Tra le nuove professioni
sociali "andrebbero incluse anche le donne che fanno
assistenza nell'ambito della propria famiglia" secondo
il sottosegretario al
Ministero del Lavoro, Federica Rossi Gasparrini. (FM)La riforma dell'assistenza è destinata a creare
nuove forme di occupazione. "Negli ultimi anni -
conferma un collaboratore del ministro Livia Turco -
si registra la crescita di tanti lavori fino a poco
tempo fa inesistenti: nelle comunità per
tossicodipendenti, per l'assistenza agli anziani,
per l'integrazione degli handicappati. Bisogna
però costruire un riconoscimento giuridico di queste
professioni. Le nuove professionalità, ancora da
disegnare ma ormai necessarie, serviranno alle categorie
relative ai bambini, all'assistenza domiciliare agli
anziani, all'integrazione sociale dei disabili, riportate
con estrema chiarezza nella riforma. Nuove figure
lavorative serviranno anche per il sostegno alle famiglie:
in alcuni comuni, come a Milano, sono già stati realizzati
istituti di mediazione familiare, che offrono, ad esempio,
consulenza legale e psicologica a separati. L'esperienza
potrebbe essere estesa su tutto il territorio ed è chiaro
che in questo caso servirebbero maggiori risorse
professionali. Molti giovani potrebbero trovare uno sbocco
lavorativo nel campo sociale, dove non bastano più psicologi
e sociologi". Rimane comunque essenziale il contributo
delle associazioni di volontariato. La Fivol (la Fondazione
italiana volontariatonel '97 ha censito oltre 12.000
organizzazioni presenti in tutt'Italia. Il 43,5% di queste
è impegnato nel campo socio- assistenziale e il 26,2%
in quello sanitario. L'azione del volontariato è rivolta
in primo luogo all'aiuto di malati e infortunati (di cui
si interessa il 44,5% delle organizzazioni), i disabili
(25,5%), gli anziani, (29,4%). La legge di riforma
dell'assistenza prevede un forte coinvolgimento del
cosiddetto no-profit, anche nella fase di programmazione
degli interventi. Le associazioni di volontariato possono
essere inserite tra le strutture che forniscono le
prestazioni assistenziali riscattabili con i "buoni
servizio". Il sottosegretario al Lavoro, Federica Rossi
Gasparrini, ritiene che tra le nuove professioni sociali
"andrebbero incluse anche le donne che fanno assistenza
nell'ambito della propria famiglia". "La ricerca di
occupazione - ha aggiunto - può creare un circuito
pericoloso per cui si pagano professioni, a volte false
continuando a non riconoscere chi lavora davvero".