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Stato sociale/ La riforma dell'assistenza porterà nuova occupazione

Data: 21/05/1998 - Ora: 14:30
Categoria: Politica

La riforma dell'assistenza varata dal governo, che senz'altro riqualificherà gli attuali operatori sociali, con delle nuove figure professionali, potrebbe contribuire a creare nuova occupazione. Nella riforma vengono indicate chiaramente alcune priorità di intervento. L'esperienza potrebbe essere estesa sul territorio ed è chiaro che in questo caso servirebbero nuove risorse professionali. Tra le nuove professioni sociali "andrebbero incluse anche le donne che fanno assistenza nell'ambito della propria famiglia" secondo il sottosegretario al Ministero del Lavoro, Federica Rossi Gasparrini. (FM)La riforma dell'assistenza è destinata a creare nuove forme di occupazione. "Negli ultimi anni - conferma un collaboratore del ministro Livia Turco - si registra la crescita di tanti lavori fino a poco tempo fa inesistenti: nelle comunità per tossicodipendenti, per l'assistenza agli anziani, per l'integrazione degli handicappati. Bisogna però costruire un riconoscimento giuridico di queste professioni. Le nuove professionalità, ancora da disegnare ma ormai necessarie, serviranno alle categorie relative ai bambini, all'assistenza domiciliare agli anziani, all'integrazione sociale dei disabili, riportate con estrema chiarezza nella riforma. Nuove figure lavorative serviranno anche per il sostegno alle famiglie: in alcuni comuni, come a Milano, sono già stati realizzati istituti di mediazione familiare, che offrono, ad esempio, consulenza legale e psicologica a separati. L'esperienza potrebbe essere estesa su tutto il territorio ed è chiaro che in questo caso servirebbero maggiori risorse professionali. Molti giovani potrebbero trovare uno sbocco lavorativo nel campo sociale, dove non bastano più psicologi e sociologi". Rimane comunque essenziale il contributo delle associazioni di volontariato. La Fivol (la Fondazione italiana volontariatonel '97 ha censito oltre 12.000 organizzazioni presenti in tutt'Italia. Il 43,5% di queste è impegnato nel campo socio- assistenziale e il 26,2% in quello sanitario. L'azione del volontariato è rivolta in primo luogo all'aiuto di malati e infortunati (di cui si interessa il 44,5% delle organizzazioni), i disabili (25,5%), gli anziani, (29,4%). La legge di riforma dell'assistenza prevede un forte coinvolgimento del cosiddetto no-profit, anche nella fase di programmazione degli interventi. Le associazioni di volontariato possono essere inserite tra le strutture che forniscono le prestazioni assistenziali riscattabili con i "buoni servizio". Il sottosegretario al Lavoro, Federica Rossi Gasparrini, ritiene che tra le nuove professioni sociali "andrebbero incluse anche le donne che fanno assistenza nell'ambito della propria famiglia". "La ricerca di occupazione - ha aggiunto - può creare un circuito pericoloso per cui si pagano professioni, a volte false continuando a non riconoscere chi lavora davvero".

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