Lo spettrometro alfa magnetico (Ams), realizzato con
tecnologia italiana cercherà l'antimateria nello
spazio. Secondo gli studi recenti, al momento in cui
vi fu l'esplosione del Big Bang l'universo era infatti
costituito da parti uguali di materia e antimateria, ma
quest'ultima dopo brevi attimi, essendosi scissa dalla prima
si è persa chissà dove. Lo spettrometro alfa magnetico è
il risultato degli studi perseguiti dai ricercatori
americani, russi, cinesi e europei che hanno unito le loro
conoscenze. Dopo il viaggio sullo shuttle lo spettrometro
tornerà nello spazio nell'anno 2002 ed opererà per tre anni
sulla Stazione spaziale internazionale. (FM)
Lo spettrometro alfa magnetico (Ams), realizzato con
tecnologia italiana cercherà l'antimateria nello
spazio. Installato a bordo dello shuttle Discovery
che è decollato da Cape Canaveral il 2 giugno, lo spettrometro sarà controllato da una donna, l'astronauta Janet Lynn Kavandi che per dieci giorni manovrerà lo strumendo compiendo alcuni esperimenti. Lo scopo è quello di cercare l'antimateria nei raggi cosmici e svelare il mistero della materia invisibile che compone la maggior parte dell'universo e di cui ancora si ignora l'origine. Secondo studi recenti, al momento del Big Bang l'universo era infatti costituito in parti uguali da materia e antimateria che però dopo pochi attimi si sono separate. Non si sa dove sia andata a finire l'antimateria, se è scomparsa del tutto o se è andata a concentrarsi in altre ''antigalassie'' e ''antistelle'' in un universo parallelo al nostro. Lo spettrometro, che
ha una sensibilità centomila volte superiore a quella
di altri strumenti analoghi, forse sarà in grado di
stabilire qual è stato il destino dell'antimateria
andandone
a cercare la presenza nei raggi cosmisci che dalle
profondità dello spazio arrivano fino al nostro
Sistema Solare. Lo spettrometro alfa magnetico è
il frutto della collaborazione tra ricercatori
americani, russi, cinesi e europei e dopo il
viaggio sullo shuttle tornerà nello spazio nel
2002 dove opererà per tre anni sulla Stazione
spaziale internazionale. Costituto da un magnete
di 2.000 chilogrammi costruito in Cina, lo spettrometro
è equipaggiato con sensibilissimi rivelatori di particelle
messi a punto in Italia da un gruppo di ricercatori
dell'università di Bologna e Perugia in collabolazione
con l'Infn e l'Asi. Si tratta di rivelatori di particelle
molto più grandi di quelli usati in precedenza nello
spazio e per la loro realizzazione sono state usate
le tecniche sviluppate dall'Infn per esperimenti svolti
al Cern di Ginevra.