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Società/ Il 75% degli italiani vivono in periferia

Data: 23/10/1998 - Ora: 11:47
Categoria: Cronaca

Il 75% degli italiani, circa 43 milioni, vive in periferia, medie che scende al 65% negli 11 comuni metropolitani del Paese. Una periferia nata perlopiù negli anni 50 e 60 e sottoposta ad un degrado edilizio che impone una immediata riqualificazione. E' quanto emerge da uno studio del Cresme realizzato per conto dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani ( Anci) e presentato al Lingotto di Torino nel corso della XV assemblea dell'Associazione. La città con il maggior numero di abitanti in periferia è Bari (81,2%9, seguita da Roma con l'80,6% e Palermo con il 78%. Milano si colloca al settimo posto con il 66,2%, seguita da Napoli con il 65,5%. La città con la più bassa percentuale è Firenze, che comunque vede piu' della metà dei suoi abitanti (54,2%) vivere in periferia. (MN)

Nel suo studio il Cresme ha individuato, quale periferia, la parte del patrimonio edilizio costruito dopo il 1946, anche se non mancano abitazioni periferiche costruite nel 1919 e abitazioni centrali costruite negli anni '80. Secondo il Cresme, che registra un arresto della ''produzione fisica residenziale della citta' metropolitana italiana'', il 55% della periferia delle citta' metropolitane italiane e' stato costruito negli anni 50 e 60, e vive oggi un ''decadimento del prodotto edilizio dovuto al termine di un ciclo di vita che gli studi di tecnologia collocano tra i 30 e i 40 anni''. ''Per questa ragione - si legge tra le pagine dell'analisi condotta per l'Anci - la citta' periferiche, definita un luogo senza identita' e urbanita', e' caratterizzata da una enorme domanda di riqualificazione primaria alla quale sara' necessario dare risposta''. Ma la tendenza attuale - dice ancora lo studio del Cresme - sembra caratterizzata da una nuova attenzione agli spazi periferici, processo che mette in evidenza un ''vuoto urbano'' costituito da una periferia residenziale priva di servizi e di qualita' edilizia e sociale ma che puo' cominciare a contare su strumenti di intervento che la riqualificheranno recuperando il tessuto urbano perso fino ad oggi. Per il Cresme sara' opportuno, sfruttando i contratti di quartiere, i programmi di riqualificazione urbana e i programmi cofinanziati dall'Unione Europea, intervenire in quattro fasi strategicamente necessarie. Un ''progetto di suolo'', destinato alla riqualificazione degli spazi aperti di proprieta' pubblica che oggi appaiono di ''risulta''. Ridare ''identita''' alle periferie pensandole come un complesso di ''micro citta''' con la costruzione di nuove piazze, nuovi spazi e nuove funzioni culturali e commerciali. Occorrera' poi ''spostare le attrezzature che fanno volume'' operazione che secondo il Cresme dara' la possiilita' di progettare la localizzazione di nuove funzioni urbane. Infine, progettare la qualita' della periferia seguendo i criteri sperimentati per i centri storici. Innanzi tutto con nuovi regolamenti edilizi costruiti a partire dal principio del ''paesaggio urbano''.

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