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Sicurezza, piu' informazioni a giudici sorveglianza

Data: 14/02/2000 - Ora: 10:21
Categoria: Cronaca

La magistratura di sorveglianza deve essere messa in condizione di operare al meglio con informazioni puntuali e tempestive che le consentano la definizione dell' esatto profilo criminale dei detenuti che possono accedere ai benefici previsti dalla legge. A sostenerlo e' la Giunta esecutiva dell' Associazione nazionale magistrati che, in una nota, sottolinea come ''l' attuazione della legalita' non puo' essere affidata solo alla magistratura, ma richiede interventi piu' complessi che riguardano tutti i settori di controllo e di garanzia''. (MN)

L'Anm parla di''confusione ingenerata dal susseguirsi di riforme irrazionali'' che ''ha compromesso l' efficacia dei giudicati penali e della loro esecuzione, con un sistema sanzionatorio che dimostra tutta la sua inadeguatezza di fronte al bisogno di legalita' e che non e' piu' in grado di garantire ne' la sicurezza dei cittadini, ne' la rieducazione dei condannati''. L' Anm, quindi, pone l' accento sulla delicatezza del ruolo dei giudici di sorveglianza chiamati a ''gestire le esecuzioni delle pene perseguendo il fine dela rieducazione dei condannati attraverso valutazioni circa i possibili futuri comportamenti dei rei''.
Nella nota si ricordano i ''precisi parametri che ammettono ai benefici anche i condannati recidivi e per reati gravissimi'' (nei giorni scorsi hanno suscitato polemiche i casi di due detenuti in semiliberta' che si sono resi protagonisti di gravi reati contro la persona).Valutazioni, quelle dei magistrati di sorveglianza, che, per l' Associazione, ''sono esposte per loro natura al rischio che i comportamenti del soggetto ammesso ai benefici non rispondano alle aspettative''. Per l' Anm, quindi, e' necessario che, con ''organiche riforme legislative'', sia garantito ''il riscontro di informazioni e circostanze dettagliate sulla personalita' e sul contesto socioambientale del condannato ed assicurino strutture materiali ed organizzative che consentano alla magistratura di pervenire ad una adeguata valutazione del profilo criminologico del reo''.

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