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Sicilia/ Economia, rimandata la discussione della mini-finanziaria

Data: 04/09/1998 - Ora: 11:22
Categoria: Economia

Per mancanza del numero legale all'Assemblea regionale siciliana (Ars) non è stato possibile ieri mattina avviare la votazione finale della mini-finanziaria e dei provvedimenti sulle tonnare e sulle comunità albanesi. Alle Il presidente dell'Ars, Nicola Cristaldi, indica la votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge che ha come titolo ''disposizioni finanziarie urgenti per l'anno 1998''. Una legge calderone che stanzia circa 300 miliardi per vari settori. Dai 109 miliardi per il fermo bilogico ai 38 miliardi per i catalogatori dei beni culturali alle somme destinate agli articolisti e al pagamento degli stipendi alle imprese che hanno fatto assunzioni agevolate, ai contruibuti per l'istituto siciliano mutiliati e invalidi di guerra. Dopo avere convocato per ieri, nel tardo pomeriggio, la conferenza dei capigruppo per predisporre il calendario dei lavori ha annunciato che per la prossima seduta i deputati sarannno convocati a domicilio. Ad apertura dei lavori è stato votato il passaggio agli articoli del disegno di legge sulla dismissione degli enti economici. (FM)

La chiusura della sessione estiva dell'Ars senza che siano state approvate la legge sullo scioglimento degli enti economici e la ''minifinanziaria'' ha ricevuto critiche da ogni parte.

Per Cgil Cisl e Uil ''la chiusura dell'aula è nei fatti un nuovo sabotaggio di un provvedimento come quello sugli enti economici, che continua a subire il pesante condizionamento di interessi clientelari, assistenziali e spartitori del vecchio sistema di potere''. Secondo i sindacati ''è incomprensibile che nessuno tragga le conseguenze dell'evidente sfaldamento della maggioranza''. In una nota Franco Garufi (Cgil), Giuseppe Timpanaro (Cisl), Carmelo Barbagallo (Uil) attaccano il Governo, ''che ha mostrato ancora una volta la sua inadeguatezza" e chiedono ''l'immediata riconvocazione dell' aula per varare le due leggi''.

Per il deputato regionale Ottavio Navarra (Ds) ''emergono per intero le contraddizioni della maggioranza di centrodestra. In Sicilia ormai l'emergenza è diventata ordinarietà e la 'legge omnibus' che ieri ha varato, al di là di alcune specifiche norme, è l'estremo tassello del degrado economico e finanziario nel quale l'assemblea ormai versa.

La Rete afferma, attraverso il suo portavoce nazionale, Franco Piro, che ''se ci fosse un'autorità preposta alla tyutela della pubblica decenza, avrebbe già rispedito a casa il governo Drago.

La maggiornanza trova l'unità solo quando deve far slittare avanti lo scioglimento degli enti di spartirsi posti di sottogoverno, l'assemblea regionale è costretta a lavorare a singhiozzo e alla cieca dalle assenze e dalle lacerazioni interne al centrodestra, un governo che s'inventa proposte indecenti cone i 190 miliardi per le imprese aggredendo i fondi di riserva''. Piro chiede la riapertura dell' Ars ''per sciogliere i nodi politici insoluti''.

Francesco Di Martino, dei Socialisti democratici italiani, parla di ''nuiovo grave episodio di avventurismo politico'', di ''una maggioranza tutta protesa a giustificare incredibili stanziamenti clientelari'' e lancia alle forze del centro- sinistra un appello a ''rendere credibile la loro opposizione''.

L'onorevole Giovanni Battaglia (Ds) cita Flaiano: ''La situazione è grave, ma non è seria. E' probabile che entro il prossimo secolo lo scioglimento diventerà realtà e l'assessore Castiglione, come aveva promesso, si dimetterà''.

Infine Francesco Morgante, amministratore delegato dell'Italkali dubita che ''la Regione abbia veramente la volontà di vendere gli enti economici. Bisogna ricostruire per quali cause e a favore di chi, negli anni, interi settori produttivi (gas algerino, chimica di Termini Imerese, sali potassici e zolfo) sono stati cancellati e perduti programmi strategici''.

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