All'indomani della
contestatissima puntata di "Porta a
Porta" sul processo Marta Russo, con
la presenza in studio degli imputati -
condannati in primo grado -
Giovanni Scattone e Salvatore
Ferraro, la prima corte d'Assise del
tribunale di Roma, presieduta da
Francesco Amato, ha disposto il
"sequestro conservativo di tutte le
somme percepite da Giovanni
Scattone e Salvatore Ferraro dalla
Rai-Tv". Il provvedimento, firmato
questa mattina, parte dalla richiesta presentata il 4 giugno scorso dall'avvocato
di parte civile Luca Petrucci che rappresenta la madre di Marta, Aureliana
Russo.
Si tratta, come è spiegato nel testo scritto dalla corte, di una misura cautelativa.
Ma che comunque è destinata a fare scalpore, dato che seque una catena di
polemiche e di proteste, anche da parte di esponenti politici, sull'inopportunità,
da parte del servizio pubblico, di concedere un compenso ai due condannati
per omicidio, seppure in primo grado. La cifra stabilita non è stata mai resa nota,
ma secondo le indiscrezioni trapelate in questi ultimi giorni sarebbe molto alta.
E se il conduttore Bruno Vespa si difende ricordando che i proventi di Raiuno
derivano dalla pubblicità, e non dunque dal canone, l'indignazione di molti
telespettatori è stata forte.
Un processo al processo. "Il quinto", come suggerisce il presidente
dell'Associazione nazionale magistrati, Antonio Martone, mentre centinaia di
telespettatori chiamavano i centralini dei giornali e della Rai per protestare
contro la tribuna televisiva offerta ai due condannati per l'omicidio di Marta
Russo. Per un paio d'ore, nello studio di "Porta a porta" la memoria è tornata
nell'aula bunker del Foro Italico. A quei due anni di indagini e di dibattimento,
alle testimonianze drammatiche e tanto contestate. Dedicando il programma a
Marta Russo e ospitando nella sua trasmissione i due protagonisti del controverso
caso giudiziario, Bruno Vespa ha tentato un'operazione delicata e preceduta da
una pioggia di polemiche.
Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, condannati rispettivamente a sette e
quattro anni per omicidio colposo e favoreggiamento, hanno ribadito la loro
innocenza ricordando i loro alibi traballanti, contestando le indagini preliminari
e dichiarandosi certi della loro assoluzione in appello. L'assenza dei genitori di
Marta ha sicuramente pesato sulla trasmissione. Anche se Bruno Vespa e
l'intervento del giornalista del Tg1 Francesco Giorgino, che ha seguito le
indagini e tutto il processo, sono riusciti a colmare un vuoto che ha snaturato la
puntata del programma. Vespa ha insistito su un tasto delicato, apparso evidente
in questi due lunghi anni. Ha chiesto ad entrambi i condannati perché non
avessero mai mostrato un momento di sensibilità nei confronti di Marta Russo e
dei suoi genitori. Risposta di Ferraro: "Non mi sono mai lamentato troppo della
disgrazia che mi era capitata proprio perché qualcuno aveva pagato un prezzo
più alto". E Scattone: "Io ero in carcere e non so perché mio padre abbia tentato
solo sei mesi dopo il fatto di avvicinare il padre di Marta Russo. Forse, non se la
sentiva".
Scandita da una ricostruzione del fatto, da alcuni momenti salienti del processo
e da un'intervista a Gabriella Alletto, la trasmissione ha visto la partecipazione
anche di Roberto Martinelli, editorialista e decano dei cronisti giudiziari e del
direttore dell'Unità, Paolo Gambescia.