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Sequestrati i compensi di Scattone e Ferraro

Data: 09/06/1999 - Ora: 12:49
Categoria: Cronaca

All'indomani della contestatissima puntata di "Porta a Porta" sul processo Marta Russo, con la presenza in studio degli imputati - condannati in primo grado - Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, la prima corte d'Assise del tribunale di Roma, presieduta da Francesco Amato, ha disposto il "sequestro conservativo di tutte le somme percepite da Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro dalla Rai-Tv". Il provvedimento, firmato questa mattina, parte dalla richiesta presentata il 4 giugno scorso dall'avvocato di parte civile Luca Petrucci che rappresenta la madre di Marta, Aureliana Russo. Si tratta, come è spiegato nel testo scritto dalla corte, di una misura cautelativa.
Ma che comunque è destinata a fare scalpore, dato che seque una catena di polemiche e di proteste, anche da parte di esponenti politici, sull'inopportunità, da parte del servizio pubblico, di concedere un compenso ai due condannati per omicidio, seppure in primo grado. La cifra stabilita non è stata mai resa nota, ma secondo le indiscrezioni trapelate in questi ultimi giorni sarebbe molto alta.
E se il conduttore Bruno Vespa si difende ricordando che i proventi di Raiuno derivano dalla pubblicità, e non dunque dal canone, l'indignazione di molti telespettatori è stata forte. Un processo al processo. "Il quinto", come suggerisce il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Antonio Martone, mentre centinaia di telespettatori chiamavano i centralini dei giornali e della Rai per protestare contro la tribuna televisiva offerta ai due condannati per l'omicidio di Marta Russo. Per un paio d'ore, nello studio di "Porta a porta" la memoria è tornata nell'aula bunker del Foro Italico. A quei due anni di indagini e di dibattimento, alle testimonianze drammatiche e tanto contestate. Dedicando il programma a Marta Russo e ospitando nella sua trasmissione i due protagonisti del controverso caso giudiziario, Bruno Vespa ha tentato un'operazione delicata e preceduta da una pioggia di polemiche. Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, condannati rispettivamente a sette e quattro anni per omicidio colposo e favoreggiamento, hanno ribadito la loro innocenza ricordando i loro alibi traballanti, contestando le indagini preliminari e dichiarandosi certi della loro assoluzione in appello. L'assenza dei genitori di Marta ha sicuramente pesato sulla trasmissione. Anche se Bruno Vespa e l'intervento del giornalista del Tg1 Francesco Giorgino, che ha seguito le indagini e tutto il processo, sono riusciti a colmare un vuoto che ha snaturato la puntata del programma. Vespa ha insistito su un tasto delicato, apparso evidente in questi due lunghi anni. Ha chiesto ad entrambi i condannati perché non avessero mai mostrato un momento di sensibilità nei confronti di Marta Russo e dei suoi genitori. Risposta di Ferraro: "Non mi sono mai lamentato troppo della disgrazia che mi era capitata proprio perché qualcuno aveva pagato un prezzo più alto". E Scattone: "Io ero in carcere e non so perché mio padre abbia tentato solo sei mesi dopo il fatto di avvicinare il padre di Marta Russo. Forse, non se la sentiva". Scandita da una ricostruzione del fatto, da alcuni momenti salienti del processo e da un'intervista a Gabriella Alletto, la trasmissione ha visto la partecipazione anche di Roberto Martinelli, editorialista e decano dei cronisti giudiziari e del direttore dell'Unità, Paolo Gambescia.

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