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Data: 12/11/1998 - Ora: 11:03
Categoria:
Politica
''Si tratta - ha precisato il ministro - di un provvedimento importante che salda il processo riformatore dei due Governi (Prodi e D'Alema) a dimostrazione del fatto che il tema dello stato sociale è tema unificante di questa legislatura. E oggi accanto a riforme fondamentali per il nostro Paese, come quella della Pubblica amministrazione e della Scuola, possiamo iscrivere anche quella della Sanità''. I cambiamenti che questo nuovo provvedimento apporterà al sistema e nei rapporti fra il cittadino e la sanità pubblica, secondo il ministro Bindi saranno ''sostanziali''.
''Da oggi - spiega - l'obiettivo primario sarà quello della tutela della salute del cittadino. Non quello di far quadrare i bilanci. In parole povere il direttore generale di un'azienda sanitaria sarà valutato più per la sua capacità organizzativa del servizio che gestisce (per essere intervenuto, ad esempio, nello snellimento delle liste d'attesa o per aver organizzato una struttura più efficiente) che per l'essere riuscito a far tornare i conti''. Non solo, il ministro intende dare l'avvio a una ''collaborazione più corposa fra pubblico e privato'', stabilendo ''regole certe e trasparenti'' per tutti, a cominciare dall'accreditamento delle strutture private ''che deve seguire criteri unificati a carattere nazionale''.
Insomma, secondo Bindi, ''è ora di cambiare un servizio sanitario nazionale che offre strutture a livello europeo in certe regioni e allo stesso tempo versa in situazione di grave crisi in altre''. Cambierà anche la pelle del Ministero della sanità che, come ha spiegato il ministro, ''cercherà di avere sempre di più un ruolo di organizzazione e, soprattutto, di monitoraggio''. ''Nessuna controriforma o ritorno a un sistema centralista - ha detto - solo la coerenza di un'istituzione che deve garantire la tutela dei diritti del cittadino''. I decreti legislativi saranno elaborati, come ha sottolineato il ministro, ''nel dialogo e nel confronto con gli interlocutori interessati: le regioni, gli enti locali, i comuni, le aziende, i sindacati. Come del resto è stato fatto per il Piano Sanitario Nazionale''. Perché la Sanità, ha spiegato, ''è per forza di cose un tema politico, ma riteniamo che non possa e non debba essere messa sul tavolo delle contrapposizioni politiche e degli schieramenti''.
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