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Data: 26/03/1999 - Ora: 16:14
Categoria:
Politica
Il conflitto continua, insomma, sui cieli d'Europa. In un contesto che
sembra non incoraggiare concrete speranze di pace. Il segnale più
grave è arrivato da Mosca: le agenzie locali hanno rivelato che il
governo ha chiesto a tutti i rappresentanti Nato di lasciare il paese. E
anche sul versante della cooperazione internazionale, è arrivata
un'altra notizia poco positiva, legata agli incidenti cominciati ieri in
Macedonia: il presidente in esercizio dell'Osce, Knut Vollebaek, ha
annunciato il ritiro di quasi tutti gli osservatori dalla regione. Gli stessi
che la settimana scorsa erano ripiegati proprio in Macedonia dal
Kosovo. Unico fatto positivo: il presidente Ucraino Leonid Kuchma più
tardi raggiungerà la Serbia, per tentare una mediazione con Slobodan
Milosevic.
Intanto, fonti occidentali da Bruxelles segnalano che, nei
bombardamenti della scorsa notte, è stata completamente distrutta
una base jugoslava a Hajvalia, in Kosovo, con perdite umane definite
"molto consistenti". Tra gli altri obiettivi colpiti in Kosovo, la collina di
Grija, poco fuori Pristina; due grandi centri radar e di comunicazione
sul monte Golash; altri radar a Slatina; l'aeroporto di Pristina. Quanto
al bilancio, il corrispondente locale dell'agenzia russa Ria ha diffuso
cifre pesanti: i morti finora sarebbero 130, di cui 100 civili e 30 militari.
Sul fronte opposto, il ministro della Difesa britannico, George
Robertson, oggi ha dichiarato che ieri i serbi, oltre a continuare nella
repressione feroce degli albanesi in Kosovo, hanno anche
bombardato due villaggi in Albania.
Dalla Serbia di nuovo alla Macedonia. Anche oggi il clima è teso, nella
capitale Skopje: dopo i disordini di ieri davanti all'ambasciata Usa,
con manifestazioni da parte dei serbi macedoni, tutta l'area è
presidiata dai marines; schierati anche mezzi pesanti delle forze di
sicurezza macedoni.
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