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Russia/ Mosca alontana i rappresentanti Nato

Data: 26/03/1999 - Ora: 16:14
Categoria: Politica

Dopo la seconda notte di bombardamenti, e un bilancio complessivo di 50 obiettivi militari già colpiti, la Jugoslavia si è risvegliata, ancora una volta, in pieno clima di guerra. Anche perché, come ieri, la mattinata ha portato una tranquillità molto molto provvisoria: alle 11,45, le sirene d'allarme sono risuonate a Pristina e a Novi Sad, città nel nord del paese. Poco meno di due ore prima, intorno alle 10, era cominciata l'attività frenetica, nelle basi dell'alleanza: il movimento è iniziato da Fairford, in Gran Bretagna, col decollo di bombardieri statunitensi B-52; è toccato poi all'italiana Istrana, in Veneto, con la partenza dei Mirage francesi (intorno alle 11).
E da Bruxelles il comandante in capo delle operazioni, il generale Wesley Clark, in un'intervista alla Cnn ha detto, per la prima volta, che se il presidente Slobodan Milosevic non cede, "gli attacchi occidentali non solo andranno avanti, ma colpiranno anche le truppe serbe, in una seconda fase". Finora, l'Alleanza aveva detto che gli obiettivi sarebbero stati tutti "strutturali" (fabbriche di armi, centri radar, eccetera) e non "umani". (MN)

Il conflitto continua, insomma, sui cieli d'Europa. In un contesto che sembra non incoraggiare concrete speranze di pace. Il segnale più grave è arrivato da Mosca: le agenzie locali hanno rivelato che il governo ha chiesto a tutti i rappresentanti Nato di lasciare il paese. E anche sul versante della cooperazione internazionale, è arrivata un'altra notizia poco positiva, legata agli incidenti cominciati ieri in Macedonia: il presidente in esercizio dell'Osce, Knut Vollebaek, ha annunciato il ritiro di quasi tutti gli osservatori dalla regione. Gli stessi che la settimana scorsa erano ripiegati proprio in Macedonia dal Kosovo. Unico fatto positivo: il presidente Ucraino Leonid Kuchma più tardi raggiungerà la Serbia, per tentare una mediazione con Slobodan Milosevic.
Intanto, fonti occidentali da Bruxelles segnalano che, nei bombardamenti della scorsa notte, è stata completamente distrutta una base jugoslava a Hajvalia, in Kosovo, con perdite umane definite "molto consistenti". Tra gli altri obiettivi colpiti in Kosovo, la collina di Grija, poco fuori Pristina; due grandi centri radar e di comunicazione sul monte Golash; altri radar a Slatina; l'aeroporto di Pristina. Quanto al bilancio, il corrispondente locale dell'agenzia russa Ria ha diffuso cifre pesanti: i morti finora sarebbero 130, di cui 100 civili e 30 militari.
Sul fronte opposto, il ministro della Difesa britannico, George Robertson, oggi ha dichiarato che ieri i serbi, oltre a continuare nella repressione feroce degli albanesi in Kosovo, hanno anche bombardato due villaggi in Albania.
Dalla Serbia di nuovo alla Macedonia. Anche oggi il clima è teso, nella capitale Skopje: dopo i disordini di ieri davanti all'ambasciata Usa, con manifestazioni da parte dei serbi macedoni, tutta l'area è presidiata dai marines; schierati anche mezzi pesanti delle forze di sicurezza macedoni.

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