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Data: 31/08/1998 - Ora: 10:45
Categoria:
Politica
Ma cos'è che ha spinto i comunisti all'improvviso voltafaccia? Molto probabilmente il sospetto
che Eltsin non accetterà uno dei punti cardine del cosiddetto documento politico su cui era
stata trovata l'intesa: quello che prefigurava una procedura, perlomeno singolare, per
cambiare la Costituzione del '93. In base a questa "clausola" una commissione, del tutto
incostituzionale, avrebbe dovuto formulare entro un mese alcune leggi sul trasferimento di
importanti poteri presidenziali alla Duma e la Duma avrebbe legiferato.
Prima ancora che la commissione che ha condotto le trattative annunciasse l'accordo, Eltsin
ha fatto sapere che mai e poi mai avrebbe autorizzato emendamenti alla Costituzione al di
fuori delle procedure, lunghe e complesse, previste dalla stessa legge fondamentale.
Anche il Signore del Cremlino è caduto in palese contraddizione. C'era un suo rappresentate
nella commissione quadripartita che in mattinata aveva annunciato il raggiungimento
dell'intesa. "Per me il documento va bene. Per il presidente, non so", aveva messo in guardia il
rappresentante permanente della presidenza alla Duma, Aleksandr Kotenkov. Una risposta
finale di Eltsin era stata preannunciata per oggi, dopo l'incontro con il premier incaricato.
I comunisti l'hanno bruciato sul tempo congelando la crisi politica e condannando Eltsin a
presentarsi senza governo all'incontro con Clinton. La giornata si era aperta all'insegna di un
ottimistico trionfalismo per un accordo che rappresenta un pateracchio sia sul piano politico
che istituzionale. I rappresentanti della Duma, del Consiglio della Federazione, del nuovo
governo e del presidente avevano trovato un'intesa che in sostanza contrabbandava un
ribaltone costituzionale attraverso un non meglio precisato "documento politico". Un pasticcio
in quattro punti.
Primo, la creazione di una sorta di "bicamerale" a termine con il compito di studiare gli
emendamenti alla Costituzione del '93. Secondo, la modifica alla legge sul governo, in
particolare laddove concede al presidente di presentare per tre volte lo stesso candidato che
sia già stato bocciato dalla Duma. In tema d'esecutivo, l'accordo prevede anche che il nuovo
governo sia formato dal primo ministro "con l'accordo della Duma", la quale potrà revocare la
fiducia ai singoli ministri (potere che finora spettava solo al presidente). Il Capo dello stato
conserva comunque il potere di nomina e di revoca dei cosiddetti ministri "di forza": Difesa,
Interno, Esteri e il capo del Servizio di sicurezza federale.
Terzo, tregua per un anno al governo. Il che significa che il presidente s'impegna a non
licenziare l'esecutivo. La Duma s'impegna a non metterlo in crisi. E Il governo s'impegna a non
presentare la questione di fiducia al fine di non provocare lo scioglimento delle camere in caso
di voto negativo. Questo significa sospendere, sia pure temporaneamente, l'eventuale ricorso
all'elettorato, cioè negare un principio fondamentale della democrazia.
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