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Data: 24/06/1998 - Ora: 17:45
Categoria:
Cronaca
Le mura domestiche sono da sempre il
principale luogo delle violenze sulle donne e lo rileva
ancora oggi una ricerca condotta dall'associazione
''Differenza Donna'' sulle quattrocentosessantaquattro
donne che si sono rivolte al centro antiviolenza del Comune
di Roma, sito in via Torre Spaccata nel primo anno di
attività, risulta che il novantaquattro per cento delle violenze sono state
subìte proprio in casa. In particolare il trenta per cento
delle donne ha subìto maltrattamenti, il ventotto per cento
percosse o lesioni, il ventidue per cento è vittima delle violenze
psicologiche, il sedici per cento di stupro, il due per cento
di molestie e il due per cento di induzione alla
prostituzione. (FM)
Il Centro antiviolenze del comune di Roma, che si affianca a quello
della provincia in funzione dal 1992, dà assistenza legale e
psicologica, consulenze per i servizi territoriali, momenti
di conforto con altre donne vittime di violenze e, nei casi
più gravi, anche ospitalità per chi fugge da casa. Dal
giugno 1997 sono state ospitate ventotto donne e ventinove
bambini, mentre la media di chi si rivolge al centro è
cresciuta fino ad arrivare a circa quarantacinque donne al
mese.Le donne che si sono rivolte al centro antiviolenze del comune sono per il novantuno per cento italiane e per il nove per cento straniere (numero, quest'ultimo, che si pensa destinato a crescere). In gran parte sono donne sposate (cinquantacinque per cento), conviventi (venti per cento) o separate (diciotto per cento) mentre solo il sette per cento sono nubili. Le vittime di violenze sono principalmente coloro che non hanno una indipendenza economica, testimoniata dalla bassa scolarità (sessantotto per cento) e dalla disoccupazione o dal lavoro domestico (cinquantacinque per cento). Spesso lo stesso ricatto economico del marito è causa di violenza, non sono pochi i casi denunciati al Centro di donne costrette con la violenza a lasciare il lavoro per dedicarsi esclusivamente alla casa e ai figli. Chi commette le violenze nei confronti delle donne è principalmente il marito, l'ex-marito o il convivente (settantacinque per cento dei casi) o un parente (dieci per cento), mentre solo nel sei per cento dei casi è uno sconosciuto.
La violenza quasi sempre non è riconducibile a patologie mentali dell'uomo: nell'ottantacinque per cento dei casi il violento viene descritto ''normale''. Sono persone di tutte le classi sociali con una normale vita relazionale e lavorativa e non manifestano affezioni psichiche o dipendenze da alcool o droghe. In particolare, a fronte della maggioranza ''normale'', ci sono fra chi commette violenze sulle donne il cinque per cento di alcoolisti, il quattro per cento di psicopatici, il tre per cento di tossicodipendentie il tre per cento di pedofobi.
Secondo Emanuela Moroli, presidente di "Difendere Donna", l'associazione che gestisce i centri antiviolenze comunale e provinciale, il centro ''non è un luogo delle miserie delle donne, ma un oblò sugli aspetti più nascosti e drammatici della società''. Per far fronte al dilagare della violenza, si terrà un incontro con i magistrati per sottolineare come il loro ruolo sia centrale nell'arginare un fenomeno che spesso non trova nei tribunali una risposta pronta e ad un costo accessibile.
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