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Data: 28/06/1999 - Ora: 10:18
Categoria:
Politica
L'articolo che lei ha scritto ci ha colpito particolarmente, dal momento
che per 78 giorni, durante i bombardamenti, abbiamo aggiornato il nostro
sito internet anche 20 o 30 volte al giorno (altro che silenzio) e che
ancora oggi continuiamo ad aggiornare, oltre alle pagine presenti su
internet, il nostro dossier sul kossovo in cui viene documentato anche e
soprattutto l'atteggiamento criminale del regime di milosevic. Quel sito e
quel dossier, frutto di tutti i movimenti pacifisti che hanno contribuito
con documenti, traduzioni, comunicati e appelli, non e' stato segnalato
praticamente da nessun quotidiano a diffusione nazionale: si e' preferito
segnalare i siti della CNN o del governo serbo, ma non il sito che
raccoglieva tutti gli appelli del mondo pacifista italiano. Anche in
ragione di questo affermiamo che il presunto silenzio del mondo pacifista,
che lei critica nel suo articolo, e' in realta' una grande sordita' dei
mezzi di informazione a tutte le denunce e i documenti che sfuggono alle
logiche dei mass-media e dell'informazione "usa e getta".
Questa sordita' non ci ha fatto piacere, perche' avremmo voluto dare piu'
voce agli appelli di tutti coloro che hanno cercato di affermare che i
bombardamenti non erano l'unica soluzione possibile, e che i diritti umani
non possono essere affermati al di fuori del diritto internazionale. Mi
riferisco a gruppi come i Beati Costruttori di Pace, l'associazione Papa
Giovanni XXIII, il Centro di ricerca per la pace di Viterbo, Pax Christi,
la Tavola della Pace, il Consorzio Italiano di Solidarieta' e tutti coloro
che hanno detto no alla doppia guerra fatta a terra da Milosevic e in cielo
dalla Nato.
Da un'altra prospettiva, tuttavia, ci ha fatto piacere che i mezzi di
informazione non ci abbiano citato perche' e' stato la conferma che le
nostre scelte ci mettono al di fuori dei circuiti dell'informazione
ufficiale, con cui vogliamo avere ben poco a che spartire, dal momento che
una grande parte della responsabilita' per la tragedia del Kossovo ricade
anche sull'azione dei mezzi di informazione. L'informazione delle grandi
testate giornalistiche e dei grandi gruppi editoriali, l' informazione
altezzosa e prezzolata che adesso si siede in cattedra per giudicare il
nostro operato e' colpevole tre volte per tutto quello che e' successo alle
vittime albanesi e serbe di questa guerra.
La prima volta per l'omerta' che ha gettato un velo di silenzio sul Kossovo
fino al 24 marzo di quest'anno, quando almeno dal 1993 i pacifisti
"silenziosi" che lei attacca hanno cercato di dar voce al dramma di quella
popolazione. Questa omerta' criminale dei mass-media e' stata dettata
sicuramente dagli interessi economici che ci hanno resi buoni amici e
partner commerciali del regime serbo fino a quando la Nato non ha fatto
cadere dalle nuvole i nostri governanti, che da un giorno all'altro si sono
accorti di quello che in Kossovo si denunciava gia' da anni e che,
poverini, non hanno nemmeno avuto il tempo per far deliberare al parlamento
l'azione militare, decisa in fretta e furia dal governo. Questa omerta' ha
raggiunto il suo apogeo l'8 dicembre 1998, quando una delegazione di
centinaia di pacifisti si e' recata a pristina per attirare l'attenzione
dei mass-media (e degli opinionisti come lei) sul dramma del Kossovo. in
occasione del 50mo anniversario della dichiarazione dei diritti dell'uomo.
In quella occasione questo anniversario non e' stato celebrato da nessuno
di quei giornalisti che pochi mesi dopo si sono autoproclamati paladini
dei diritti umani in Kossovo. Nessun organo di informazione ha commentato
questa iniziativa. A quel tempo a Pristina era ancora molto attiva
l'"Ambasciata di Pace" istituita anche e soprattutto grazie al contributo
del professor Alberto L'Abate. ordinario dell'universita' di Firenze.
Quanti giornalisti e opinionisti hanno pubblicizzato e sostenuto le
attivita' italiane di diplomazia e interposizione in Kossovo prima
dell'escalation militare ?
La seconda colpa che pesa sulla coscienza dei mezzi di informazione e'
stata la propaganda guerrafondaia che ha strumentalizzato l'immagine di
donne e bambini sofferenti per creare nell'opinione pubblica l'indignazione
e il consenso necessari per legittimare questa guerra. Quei bambini
subiranno per decine di anni gli effetti mortali dei nostri bombardamenti
radioattivi e delle nubi tossiche scatenate con la distruzione delle
industrie petrolchimiche, ma questo nessun giornale ha voluto dirlo, cosi'
come nessun giornale ha voluto dire che il nostro governo non considera
quei profughi come dei rifugiati politici, che hanno diritto all'asilo
secondo l'articolo 10 della costituzione, ma come degli immigrati, a cui e'
stato dato un permesso di soggiorno temporaneo fino al 31 dicembre, con
decreto del presidente del consiglio dei ministri datato 12/5/99. Se lei,
Signor Della Loggia, e' veramente sincero nel suo interesse per le vittime
di questa guerra, quelle vittime che per fuggire da Milosevic hanno dovuto
rifugiarsi in Italia, farebbe meglio a distogliere la sua attenzione dai
movimenti pacifisti, di cui ha dimostrato di conoscere ben poco, per
chiedersi come festeggeranno il capodanno del 2000 i profughi accolti dal
nostro paese.
La terza colpevolezza dei mass-media e' stata l'aver assuefatto alla guerra
l'opinione pubblica, aver normalizzato e legittimato 78 giorni di
violazione del diritto internazionale. Il "lieto fine" del rassicurante
arrivo della forza di pace in Kossovo e' solo la facciata che giornali e
televisione hanno dato a quello che e' stato solo l'inizio di una grande
crisi che coinvolgera' tutti. E' da criminali far finta che tutto sia
andato a buon fine quando abbiamo scatenato una emergenza ambientale di cui
pagheremo le conseguenze per decenni, quando abbiamo ricoperto i balcani di
bombe a grappolo equiparate alle mine antiuomo (che sono state le prime a
causare vittime all'interno della forza di pace), quando l'odio e la
violenza che dividevano i serbi dagli albanesi sono stati esasperati
anziche' risolti dal conflitto, quando un esercito finanziato dalla mafia e
dai proventi della droga viene riconosciuto come la forza di polizia
ufficiale a cui verra' consegnato il Kossovo.
Poiche' lei sembra essere molto interessato alle denunce che dal mondo
pacifista si levano in difesa dei diritti umani, mi permetto di segnalarle
per uno dei suoi prossimi articoli anche la situazione delle carceri
statunitensi, piu' volte denunciata dai rapporti annuali di Amnesty
International. In queste carceri ogni anno trovano la morte migliaia di
detenuti, e moltissimi altri subiscono torture o violenze molto simili a
quelle che hanno suscitato il suo sdegno. Spero solamente che non ci sia
bisogno di organizzare un bombardamento massiccio sugli Stati Uniti per
abolire la pena di morte e per ripristinare i diritti umani delle migliaia
di persone che ogni anno in carcere vengono condannati a morire e subiscono
maltrattamenti degni delle camere di tortura scoperte negli uffici della
polizia serba.
Spero anche che lei si unisca al grido che i movimenti pacifisti hanno
levato e continuano a levare ININTERROTTAMENTE in difesa dei diritti umani
di TUTTI gli abitanti del pianeta, appoggiando le iniziative per
l'abolizione della pena di morte negli Stati Uniti, per
l'autodeterminazione delle popolazioni del Chiapas, per l'abolizione della
schiavitu' in Sudan (dove c'e' un governo appoggiato dalla civilissima
Francia), per i diritti del popolo Kurdo (la cui unica colpa e' quella di
lottare in un paese che e' il terzo acquirente di armi dagli USA, amico
della Nato e non della Russia), per la cessazione dell'embargo in Iraq, che
ha causato la morte di centinaia di migliaia di bambini per fame, per la
denuncia delle malefatte che permettono alle multinazionali Italiane ed
europee di prosperare calpestando i diritti umani dei lavoratori,
compromettendo l'equilibrio ecologico e consumando in maniera
irresponsabile risorse non rinnovabili.
Il nostro non e' un grido ipocrita. Il nostro non e' un grido di parte. Il
nostro non e' un grido opportunista. Il grido degli operatori di pace e
degli amanti della giustizia e' un grido costante e ininterrotto, ma anche
un grido soffocato, e' un grido censurato anche e soprattutto
dall'attivita' di opinionisti come lei, signor Della Loggia, che oggi si
sdegna per le camere di tortura e domani tornera' tranquillamente a
descrivere il teatrino della politica di palazzo dalle colonne dei giornali
che la ospitano. Signor Della Loggia, le ho elencato tutta una serie di
ingiustizie che io e tutte le persone di buona volonta' che lottano per la
pace conosciamo e denunciamo da anni. Se lei non interverra' facendo quanto
e' in suo potere per difendere i sudanesi, i detenuti americani, i
chiapanechi, i kurdi, i bambini iracheni e tutti gli altri popoli oppressi,
allo stesso modo in cui condanna le camere di tortura dei serbi e attacca
l'azione dei pacifisti, sara' lei ad essere ipocrita, sara' lei ad
utilizzare opportunisticamente le sofferenze altrui, sara' lei ad
utilizzare in maniera subdola e strumentale il potere che le concede la
stampa solamente per screditare una categoria di persone che e' scomoda per
le coscienze, anziche' operare questo potere per rendere il mondo migliore,
cosa che hanno cercato di fare tutte le persone che gia' dal 1993
denunciavano le torture che lei ha scoperto solo a fine millennio, solo
perche' gliele ha fatte vedere la televisione.
Se cambiera' le sue fonti di informazione potra' scoprire che spegnendo la
televisione e leggendo i bollettini delle associazioni e dei gruppi
pacifisti che lei critica, gia' oggi si possono leggere e si denunciano le
cose per cui lei tra dieci anni sara' pronto a scendere nuovamente in
guerra. Faccia quanto e' in suo potere per prevenire le guerre del 2009.
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