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Riforme/ Riparte il dialogo tra D'Alema e Berlusconi

Data: 02/11/1998 - Ora: 09:23
Categoria: Politica

Riprende oggi il percorso parlamentare della Finanziaria. Ma soprattutto riparte il cammino delle riforme istituzionali, interrotto mesi fa dal fallimento della Bicamerale. Silvio Berlusconi ha risposto agli appelli di Massimo D'Alema accettando il dialogo per la nuova legge elettorale. Il presidente del Consiglio ha subito raccolto l'invito auspicando un confronto in tempi rapidi in Parlamento. Una svolta, insomma, che accontenta un po' tutti: prendono le distanze solo i "prodiani" da un lato e, dall'altro, Alleanza nazionale (che teme l'isolamento a destra). (MN)

Berlusconi accetta di discutere subito una nuova legge elettorale, come Massimo D'Alema gli aveva chiesto. E per il presidente del Consiglio è un primo, vero successo, dato che D'Alema ha dato vita al suo governo col proposito di riaprire il confronto con l'opposizione.
Il dialogo tra maggioranza e opposizione riprende dopo l'interruzione dovuta al fallimento della commissione Bicamerale per le riforme. Riprende dalla legge elettorale (alla quale sono interessati quasi tutti, meno una diffidente An) e dovrebbe trascinare, in modo automatico, anche il riesame di una serie di riforme della Costituzione.
Va detto che il presidente di Forza Italia non ha accennato esplicitamente alle riforme nella lettera a un quotidiano con la quale riapre i giochi. Berlusconi ha proposto di "concordare con l'opposizione una legge elettorale che restituisca lo scettro al popolo, consolidi il bipolarismo, garantisca la stabilità dei governi, eviti il trasformismo, impedisca i brogli elettorali e serva davvero il bene comune".
Ma il presidente del Consiglio, Massimo D'Alema, ha colto al volo il senso vero del messaggio del capo del Polo ed ha risposto che è "lieto" che i suoi "convinti e ripetuti appelli" al confronto sulla legge elettorale e "sulle riforme costituzionali" necessarie per consolidare il sistema bipolare, abbiano trovato una prima risposta positiva.
"In effetti - concorda il senatore Francesco D'Onofrio, costituzionalista del Ccd - Berlusconi ha parlato della riforma elettorale in modo da implicare alcune, significative, riforme della Costituzione. Volere la stabilità dei governi significa modificare l'art. 94 della Costituzione, dire no al trasformismo significa modificare l'articolo che prescrive che i parlamentari sono eletti ''senza vincolo di mandato''. E, secondo me, si dovrà arrivare anche ad una sola Camera, affiancata da un Senato delle Regioni, perché si dovrà approvare anche il federalismo".

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