La bella speranza chiamata Bicamerale è finita. Le nuove regole
per le riforme che
avrebbero dovuto adeguare il sistema Italia agli
standard istituzionali europei non sono state approvate. Scontro sulle mosse future. Polo, Udr e Lega:
Costituente. La maggioranza: no, meglio la
via ordinaria. D'Alema: "Sconfitta mia e di tutto il Parlamento". (MN)
Ieri la Camera, appositamente
riunita, ha di fatto preso atto che le riforme sono
state colpite a morte da Silvio Berlusconi. Massimo
D'Alema, che ha presieduto la commissione bicamerale
per quindici mesi, ha ammesso la sua sconfitta
("Ingannare se stessi è stupido") assieme a quella
degli altri. E pare intenzionato a dimettersi dalla
presidenza quando la commissione si riunirà il 10
giugno per stabilire le modalità dei funerali. "Bisogna
solo decidere come portare via la salma" secondo Fini.
Ora è scontro sul da farsi.
Polo, udr e Lega chiedono
un'assemblea costituente. La maggioranza vuole
procedere per via ordinaria ex articolo 138 della
Costituzione. Lo ha proposto in aula il capogruppo
della sinistra democratica Fabio Mussi. E Fini pare
pronto a schierarsi con l'Ulivo.
L'ultimo atto della Bicamerale ormai fallita è cominciato alle 15 esatte, con la proposta
di Franco Marini di "congelare" per qualche giorno lo
scontro sui poteri da attribuire al presidente della
Repubblica e di tornare, tutti i costituenti, nell'aula del
Comitato dei 19 a trovare l'accordo finale. "Chiedo di
verificare la possibilità di un rinvio della discussione
prevista per oggi". Questi i termini formali e burocratici
con cui il leader del Ppi ha aperto quello che da alcuni
giorni era ormai atteso come il show down della
Bicamerale.
Marini ha chiesto, in sostanza, un tempo di verifica: "Se
poi non c'è nulla da fare, ognuno si assumerà le sue
responsabilità. Siamo di fronte a un problema di grande
rilievo, che merita la pazienza di un approfondimento
fino in fondo". Una proposta, quella di Franco Marini,
"apprezzabile, ma che sposta ben poco". Già dalle sue
prime parole, il segretario dei Ds Massimo D'Alema ha
dato per scontato l'esito "di questa sessione
costituente": il filo del confronto politico sulle riforme è
rotto, e i dubbi sull'Assemblea Costituente, voluta da
Forza Italia, sono "molti e legittimi". Un grave errore,
secondo D'Alema, "che coinvolge tutte le forze politiche"
e che porta un vantaggio solo a chi "gioca allo sfascio" e
"vuole tornare indietro dalla democrazia bipolare".
Da copione il dibattito che si è sviluppato a Montecitorio
per due ore e mezzo, fino a quando il presidente Violante
non ha convocato la conferenza dei capigruppo. "Distanze
incolmabili" per il forzista Giuseppe Pisanu, che si è
rivolto alla maggioranza: "Siete davvero convinti di dare
risposta, in una settimana di rinvio, a domande alle quali
non ci avete saputo o potuto rispondere in un anno?".
"Vicolo cieco" da cui è saggio tornare indietro per Rocco
Buttiglione, segretario del Cdu, che ha appoggiato la
richiesta di Forza Italia dell'Assemblea Costituente. "No
alle pastette dei rinvii" per Domenico Comino,
capogruppo della Lega Nord, che ha accusato la
maggioranza di fare una "figura da cioccolataio" e ha
chiesto che la parola passi agli elettori.
Dall'altra parte, quella della maggioranza, un tiepido sì
all'ipotesi del rinvio chiesta da Marini, "ma non per
prolungare l'agonia" è venuto da parte del Verde Mauro
Paissan, che ha attaccato Berlusconi e Forza Italia,
"responsabili di aver stroncato il processo delle
riforme", una vera e propria "responsabilità da
irresponsabili". Perplesso anche fausto Bertinotti, che ha
indicato la "via maestra" per la prosecuzione del
cammino delle riforme, l'articolo 138 della Costituzione,
che detta le norme per la modifica delle leggi
costituzionali. Un sì malinconico - "eravamo a un passo
dalla meta" - quello di Fabio Mussi, capogruppo dei Ds:
"Non gettiamoe la spugna prima di fare un estremo
tentativo, ma siamo consapevoli che ci vorrebbe un
miracolo".
La proposta di Marini di "fermare le lancette" della
Bicamerale per una decina di giorni aveva avuto, fin dai
giorni scorsi, l'appoggio di Massimo D'Alema, che aveva
cercato di farla passare come una pausa tecnica e non
come rottura politica. E sul nodo della giustizia
(divisione del Csm e separazione delle carriere dei
magistrati inquirenti e giudicanti) il relatore Marco
Boato aveva lavorato fino all'ultimo minuto, alla ricerca
di un compromesso per mantenere "unico l'ordine
giudiziario". Ma è stato l'intero senso politico delle
riforme a essere stato bocciato definitivamente da
Berlusconi, con la richiesta di riscrivere tutta la
Costituzione, anche la prima parte, "che fu il frutto di un
compromesso tra i sostenitori dei valori dell'Occidente e
la larga influenza deli comunisti", e con la sparata finale:
"Non basta cambiare sede, devono cambiare le teste".