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Riforme/ Affossata la Bicamerale in Parlamento

Data: 03/06/1998 - Ora: 11:09
Categoria: Politica

La bella speranza chiamata Bicamerale è finita. Le nuove regole per le riforme che avrebbero dovuto adeguare il sistema Italia agli standard istituzionali europei non sono state approvate. Scontro sulle mosse future. Polo, Udr e Lega: Costituente. La maggioranza: no, meglio la via ordinaria. D'Alema: "Sconfitta mia e di tutto il Parlamento". (MN)
Ieri la Camera, appositamente riunita, ha di fatto preso atto che le riforme sono state colpite a morte da Silvio Berlusconi. Massimo D'Alema, che ha presieduto la commissione bicamerale per quindici mesi, ha ammesso la sua sconfitta ("Ingannare se stessi è stupido") assieme a quella degli altri. E pare intenzionato a dimettersi dalla presidenza quando la commissione si riunirà il 10 giugno per stabilire le modalità dei funerali. "Bisogna solo decidere come portare via la salma" secondo Fini.
Ora è scontro sul da farsi.
Polo, udr e Lega chiedono un'assemblea costituente. La maggioranza vuole procedere per via ordinaria ex articolo 138 della Costituzione. Lo ha proposto in aula il capogruppo della sinistra democratica Fabio Mussi. E Fini pare pronto a schierarsi con l'Ulivo.

L'ultimo atto della Bicamerale ormai fallita è cominciato alle 15 esatte, con la proposta di Franco Marini di "congelare" per qualche giorno lo scontro sui poteri da attribuire al presidente della Repubblica e di tornare, tutti i costituenti, nell'aula del Comitato dei 19 a trovare l'accordo finale. "Chiedo di verificare la possibilità di un rinvio della discussione prevista per oggi". Questi i termini formali e burocratici con cui il leader del Ppi ha aperto quello che da alcuni giorni era ormai atteso come il show down della Bicamerale.

Marini ha chiesto, in sostanza, un tempo di verifica: "Se poi non c'è nulla da fare, ognuno si assumerà le sue responsabilità. Siamo di fronte a un problema di grande rilievo, che merita la pazienza di un approfondimento fino in fondo". Una proposta, quella di Franco Marini, "apprezzabile, ma che sposta ben poco". Già dalle sue prime parole, il segretario dei Ds Massimo D'Alema ha dato per scontato l'esito "di questa sessione costituente": il filo del confronto politico sulle riforme è rotto, e i dubbi sull'Assemblea Costituente, voluta da Forza Italia, sono "molti e legittimi". Un grave errore, secondo D'Alema, "che coinvolge tutte le forze politiche" e che porta un vantaggio solo a chi "gioca allo sfascio" e "vuole tornare indietro dalla democrazia bipolare".

Da copione il dibattito che si è sviluppato a Montecitorio per due ore e mezzo, fino a quando il presidente Violante non ha convocato la conferenza dei capigruppo. "Distanze incolmabili" per il forzista Giuseppe Pisanu, che si è rivolto alla maggioranza: "Siete davvero convinti di dare risposta, in una settimana di rinvio, a domande alle quali non ci avete saputo o potuto rispondere in un anno?".
"Vicolo cieco" da cui è saggio tornare indietro per Rocco Buttiglione, segretario del Cdu, che ha appoggiato la richiesta di Forza Italia dell'Assemblea Costituente. "No alle pastette dei rinvii" per Domenico Comino, capogruppo della Lega Nord, che ha accusato la maggioranza di fare una "figura da cioccolataio" e ha chiesto che la parola passi agli elettori.

Dall'altra parte, quella della maggioranza, un tiepido sì all'ipotesi del rinvio chiesta da Marini, "ma non per prolungare l'agonia" è venuto da parte del Verde Mauro Paissan, che ha attaccato Berlusconi e Forza Italia, "responsabili di aver stroncato il processo delle riforme", una vera e propria "responsabilità da irresponsabili". Perplesso anche fausto Bertinotti, che ha indicato la "via maestra" per la prosecuzione del cammino delle riforme, l'articolo 138 della Costituzione, che detta le norme per la modifica delle leggi costituzionali. Un sì malinconico - "eravamo a un passo dalla meta" - quello di Fabio Mussi, capogruppo dei Ds: "Non gettiamoe la spugna prima di fare un estremo tentativo, ma siamo consapevoli che ci vorrebbe un miracolo".

La proposta di Marini di "fermare le lancette" della Bicamerale per una decina di giorni aveva avuto, fin dai giorni scorsi, l'appoggio di Massimo D'Alema, che aveva cercato di farla passare come una pausa tecnica e non come rottura politica. E sul nodo della giustizia (divisione del Csm e separazione delle carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti) il relatore Marco Boato aveva lavorato fino all'ultimo minuto, alla ricerca di un compromesso per mantenere "unico l'ordine giudiziario". Ma è stato l'intero senso politico delle riforme a essere stato bocciato definitivamente da Berlusconi, con la richiesta di riscrivere tutta la Costituzione, anche la prima parte, "che fu il frutto di un compromesso tra i sostenitori dei valori dell'Occidente e la larga influenza deli comunisti", e con la sparata finale: "Non basta cambiare sede, devono cambiare le teste".

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