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Relazione del prof. Benedetto Vetere

Data: 12/04/1999 - Ora: 10:30
Categoria: Cultura

Nell'intervento del prof. B. Vetere si pone la questione della conservazione dei Beni culturali in un' ottica rivolta a capire per prima cosa il contesto culturale, geografico , politico e sociale nel quale questi stessi beni vivono.
In questo senso si vuole capire quale è la funzione della città intesa sia come contenitore culturale delle fonti, nel suo aspetto urbanistico, sia dal punto di vista dell'aspetto politico. Questi ultimi due aspetti sono in relaione tra loro in quanto la stessa città è intesa in funzione di contenitore delle esigenze della collettività, ma anche dei suoi sviluppi come fatto ideologico e non solo fisico. A questo proposito lo storico non guarda più soltanto alle fonti "primarie", quali sono stai finora i manufatti, ma anche a quelle "secondarie" quali i documenti scritti. (CP)

Vetere continua affermando che nella ricerca dello storico la qualità delle fonti da utilizzare debba essere messa in relazione con una importante domanda: "qual era l'immagine della città del passato per chi la abitava e se essa abbia subito una evoluzione spontanea. Nel suo studio lo storico deve giungere a comprendere come gli uomini di questo tempo vivevano la città; per poter far questo deve avvalersi non solo di documeti cartacei ma anche della produzione artistica del tempo. Nella ricostruzione storica si pone spesso il problema della continuità degli insediamenti, in questo caso spesso risalenti a molto prima del Medioevo. E' necesario dunque tener conto anche dei reperti archeologici. Un'esperienza significativa è la ricostruzione della storia della città salentina di Troia, dove si è posta la necessità di studiare il rapporto tra quello che emergeva dai documenti di archivio e quello che invece si evinceva dai reperti archeologici. E' difficile infatti definire con esattezza le successioni dei diversi insediamenti. Un documento importante che testimonia il potere riconosciuto ai vescovi è la "dichiarazione delle libertà" scolpita nella porta della cattedrale nella quale i cittadini della città di Troia dichiarano di essere pronti a versare il proprio sangue per la difesa della città. (CD)

Scendendo verso il salento incontriamo la città di Lecce, che lo storico Japigia De Ferraris, cominciò a studiare l'Anfiteatro ed il teatro che riflettono un certo tipo di società e di qualità della vita. Siamo nell'epoca delle grandi trasformazioni edilizie, incominciano le grandi costruzioni, infatti si studiano tutti i tipi di "documenti di monumenti" intesi come memoria. Si studia la "pietrologia" (l'uso della pietra nelle diverse costruzioni), un esempio sono le botteghe, costruite in mezzo alla strada perchè ancora non si conosce il vetro, tant'è che ancora adesso a Palermo il mercato è a cielo aperto.
Un altro esempio significativo è la città di Salerno. La città venne conquistata nel 1071 da Guiscardo e, fini a quel periodo, aveva avuto una cattedrale bizzantina. In seguito alla scissione tra Alfano di Salerno e il Pontefice Gregorio VII e alla simpatia nata verso i longobardi, Alfano costruisce una nuova cattedrale dedicata all'apostolo Matteo, a testimonianza della sua devozione. Gregorio VII apprezzò molto il gesto. La cattedrale, costruita all'interno della città, dimostrò che il rapporto con l'Impero vacillava e che al contrario quello con i longobardi si rafforzava.
Da tutto ciò emerge un dato importante: la "Libertas Ecclesiae" dall'Impero tramite "l'edilizia petrum".
Le fonti documentarie sono dunque un filtro per restituire un ordito urbano alle città. Lo storico non può fermarsi allo studio dell'archivio, non si può, ad esempio, non tener presente ciò che è dipinto sui vasi contenuti in un museo, come non si può prescindere dai pareri dei competenti in materia. La ricostruzione storica, dunque, avvalendosi delle molteplici tipologie di fonti fin qui illustrate, deve avere come finalità primaria la comprensione delle ragioni che spinsero gli uomini dell'epoca a costruire questo tipo di edifici.(AC)

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