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Data: 13/04/1999 - Ora: 12:36
Categoria:
Cultura
Pisanò ha iniziato col definire i presupposti e le metodologie della sua ricerca, chiarendo la diversa tipologia delle fonti, le quali possono essere di diversi tipi: fonti letterarie; fonti archivistiche; fonti artistiche e storiche; fonti di carattere giuridiche e fonti riguardanti gli incartamenti privati. Necessaria è anche la distinzione tra biblioteca privata e biblioteca pubblica, quest'ultima nella antica concezione, era quella aperta al pubblico, ma la biblioteca studiata dal professore Pisanò (quella di Ugento)è invece privata perchè appartenente appunto al signore Aldiberto Del Balzo. La biblioteca viene vista come il luogo deputato alla conservazione della memoria, luogo della comunicazione, fonte della conoscenza, struttura primaria di essa e matrice della letteratura. Non è infatti possibile immaginare "La Divina commedia" senza la biblioteca di Dante. Pisanò afferma che per lo storico fondamentle è "saper leggere la biblioteca" nelle sue molteplici sfaccettature e componenti. Esaminarne il patrimonio costitutivo in modo da avere un punto di riferimento e individuare il "canone" bibliografico. Il canone, essenziale per la ricerca e la ricostruzione storica, è ciò che caratterizza la biblioteca, dal genere di libri che la compongono, infatti, è possibile capire il tipo di vita che si svolgeva nella corte e risalire agli interessi del signore. Tutto questo perchè, afferma Pisanò:"dietro ogni biblioteca c'è sempre una storia di uomini e di epoche". La lettura della biblioteca può essere fatta da diversi punti di vista, sociologico per esempio, essa poteva avere infatti la funzione di formare "la coscienza di classe" (come nel caso delle biblioteche socialiste) fino a una delle funzioni che essa riveste oggi ovvero quella di formare la "coscienza democratica". Spesso però si ha una visione errata delle biblioteche, quella cioè di mero contenitore di opere antiche e preziose, ma comunque statiche, di patrimonio culturale, tutto questo, dice Pisanò non si addice a quella che è la sua vera funzione :strumento per la conoscenza. La biblioteca di Aldiberto Del Balzo nacque cercando di emularne altre più famose e rinomate come quella aragonese o quella di Federico II. Sono le corti signorili di questo periodo, infatti, a rappresentare il centro della trasmissione e diffusione del sapere, qui vi era dialogo e confronto. Diverse le biblioteche degli umanisti, le quali, nel tentativo di riavvicinarsi al canonone di purezza classico, escludeva totalmente le opere in volgare. Fu Petrarca a dare vita a questo tipo di canone, il quale comprendeva testi di filologia, filosofia, opere dei padri della chiesa, primo fra tutti S. Agostino,opere classiche. Le opere in volgare sono considerate dal Petrarca, come dagli altri umanisti, non rispondenti al suo canone perchè non degne. Per questi motivi le biblioteche delle corti si differenziavano così tanto da quelle umanistiche, esse contenevano opere che, dice Pisanò, "avrebbero fatto rabbrividire Petrarca", trattandosi di testi di letteratura amorosa o cavalleresca, ma soprattutto opere classiche tradotte in volgare, ovvero gli involgarizzamenti, necessarie dato che il signore non conosceva il latino ma era comunque molto interessato alle opere storiche dalle quali pensava di potere trarre preziosi insegnamenti. Ecco allora che l'accesso alla cultura si allarga, anche perchè, senza questa operazione di traduzione, Machiavelli per esempio non avrebbe potuto avere gli stimoli giusti per scrivere le sue mirabili opere.All'interno di queste biblioteche si possono trovare anche testi di astrologia, perchè il signore si interrogava sul suo futuro, o meglio interrogava le stelle; testi di mascalcia ovvero riguardanti la cura dei cavalli; libri di falconeria, cioè inerenti la caccia. Cominciamo ad adentrarci nella vita di corte. Nella biblioteca di un ricco mercante di Prato ,per esempio, sono stati trovati testi di archeologia ma anche biografie di santi, "il Decamerone" del Boccaccio accanto ad opere di stilnovisti e perfino libri devozionali.Molto spesso i libri venivano conservati all'interno di casse, questo per vari motivi: perchè erano ritenuti dei veri propri gioielli da custodire; erano in questo modo più facilmente trasportabili in caso di una fuga improvvisa; erano infine conservati in questo modo anche perchè rappresentavano il lascito da destinare ai figli.
Della biblioteca di Ugento però non vi è traccia nella storia delle biblioteche, è come se non fosse mai esistita. Grazie allo studio del prof. Pisanò oggi, non solo sappiamo che è esistita ma riusciamo quasi a sentire l'atmosfera di cultura e di conoscenza che si respirava nella corte di Ugento.(CD)
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