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Regioni, il Cnel: i consigli hanno funzionato

Data: 28/03/2000 - Ora: 11:49
Categoria: Politica

''Per quanto la gente dica che e' sempre stato il luogo degli accordi e del consociativismo, i consigli regionali hanno funzionato perche' danno questo senso del modo di rappresentare gli interessi reali che ci sono nelle realta' locali''. A poche settimane dalle elezioni regionali, il presidente del Cnel Giuseppe De Rita, ha presentato il rapporto sull'organizzazione e l'attivita' dei Consigli regionali e delle Province autonome, analizzando anche i raccordi con le Giunte, le autonomie locali e le forze economiche e sociali. '' Naturalmente c'e' stata anche un contropartita - ha sottolineato De Rita - cioe' una debolezza dei Governi rispetto ai Consigli. La mia idea e' che non si puo' fare buona rappresentanza senza forte decisionalita' della Giunta e non si puo' fare decisionalita' della Giunta senza forte rappresentanza dei Consigli''. Il futuro delle Regioni e' quindi molto legato al rapporto tra decisione, accentrata molto negli ultimi dieci anni con l'elezione diretta del sindaci, dei presidenti delle Province e ora di quelli delle Regioni, e rappresentanza. ''Se sapranno fare bene gli Statuti - ha concluso il presidente del Cnel - cioe' equilibrando il potere delle Giunta con la rappresentanza del Consiglio, risulteranno dei corpi giuridici, oltre che sociali, molto forti. Se invece ci sara' battaglia fra i presidenti di Regione e i Consigli, allora sara' un tragedia''. L'analisi svolta dal Cnel sull'attivita' dei Consigli regionali, rivela che l'organizzazione istituzionale e amministrativa presenta importanti differenze e non solo tra le regioni a statuto ordinario, che si sono rivelate politicamente piu' frammentate, e quelle a statuto speciale. In particolare per quello che riguarda l'organizzazione istituzionale si puo' notare che le Regioni hanno in media 51 consiglieri e 12 gruppi consiliari, formati da circa 4,3 componenti. La soglia massima e' quella del Piemonte con 16 gruppi mentre quella minima vede in coabitazione la Liguria, l'Umbria e il Molise con 9 formazioni. La Regione piu' frammentata e' la Basilicata con 13 gruppi per soli 30 consiglieri (2,3 ciascuno), al contrario la Lombardia lo e' meno di tutte con 7,5 consiglieri per gruppo. Meno frammentate sono le regioni a statuto speciale e le province autonome che hanno in media 9 gruppi, composti da 5,7 consiglieri ciascuno. Per l'attivita' del consiglio ogni regione stanzia in media lo 0,35% del proprio bilancio. Un dato abbastanza omogeneo se si esclude l'eccezione rappresentata dalla Calabria dove la parcentuale raggiunge l'1,27%. E' piuttosto considerevole la differenza tra l'entita' delle somme che ogni regione stanzia per l'attivita' dei gruppi. La media nazionale e' di 58 milioni di lire per ciascun consigliere, ma c'e' una forbice piuttosto ampia tra i 112 milioni del Veneto e i 16 milioni della Puglia. (MN)

Nel 1998, anno al quale fa riferimento il rapporto del Cnel, e' stata piuttosto intensa l'attivita' dei Consigli con una media di 5 sedute al mese e 4 di commissione per ogni rappresentante. Le regioni che hanno svolto piu' sedute sono state la Sardegna e il Piemonte che hanno sfondato il tetto delle 10 sedute mensili. A questi impegni va aggiunta una media di 3,6 sedute mensili della Conferenza dei capigruppo. A questi numeri corrispondono quelli legati alla funzione normativa con le 1843 leggi del Lazio e le 470 del Veneto e del Molise a rappresentare gli opposti. La Regione piu' prolifica di norme e' stata la Toscana (100 nel '98). I dati del Cnel segnalano invece che l'iniziativa popolare non ha avuto molto successo con risultati modesti. Sono quasi assenti i rapporti tra Consiglio e Giunta.
Nella maggioranza dei casi il consiglio non viene quasi mai sentito e risulta escluso dai confronti promossi nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, Stato-citta' e unificata. Sono scarsi anche i rapporti con le autonomie locali: non esistono, al '98, organismi di raccordo tra l'assemblea legisltaiva regionale e le rappresentanze delle autonomie locali. Al contrario si stanno sviluppando nelle regioni a statuto ordinario le Conferenze regionali delle autonomie locali come tavoli di concertazione. Stesso discorso anche nei rapporti con le forze economiche e sociali che sono generalmente disciplinati dallo Statuto generale attraverso il meccanismo delle consultazioni o delle audizioni.

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