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Puglia, proposta di legge regionale sull'integrazione scolastica dei disabili

Data: 12/04/2001 - Ora: 10:43
Categoria: Politica

Accordi di programma territoriali per progetti triennali di integrazione scolastica a favore degli alunni disabili: razionalizzare i servizi, in piena autonomia locale, con il contributo di tutti i soggetti interessati e senza costi aggiuntivi per la Regione. E' l'obiettivo della proposta di legge dei Popolari alla Regione, illustrata dal capogruppo Pietro Pepe e dal vice presidente della commissione permanente alla sanità, Enzo Russo, nel corso di una conferenza stampa alla quale ha partecipato il responsabile per il gruppo PPI delle attività sociali, Paolo Maci. L'iniziativa si riallaccia alla normativa regionale più recente e ne recepisce gli aspetti più interessanti. Intende fotografare il dato reale - ha spiegato Pepe - e riordinare le funzioni integrando i soggetti chiamati all'assistenza e raccordando famiglia scuola e sanità. Si tratta anche di superare il rapporto di precariato per gli operatori e di assicurare ai disabili tutte le condizioni per un pieno diritto di cittadinanza, realizzando un progetto educativo complessivo che punta anche a utilizzare appieno tutte le risorse finanziarie statali, a concentrare quelle locali e ad assicurarne la spesa ottimale. "Per la Regione non c'è aumento di spesa - ha fatto presente Russo - basterà consolidare per gli anni a venire lo stesso contributo assegnato oggi. Non vogliamo sconvolgere gli assetti finanziari degli enti locali interessati ma ottimizzare le risorse e convogliarle verso una programmazione di spesa efficace. Si darà così un taglio al passato, quando l'aumento delle risorse alle Asl invece che a migliorare il trattamento economico degli operatori è servito ad aumentare gli operatori". La verifica sarà garantita da un tavolo permanente costituito da Regione, Upi, Anci, provveditorati, sindacati e associazioni rappresentative. La proposta di legge si preoccupa anche di cancellare l'annoso precariato del personale, circa duemila addetti con rapporti convenzionali e compenso di 600mila lire lorde mensili. Dovranno essere impegnati tutti, con il trattamento economico e previdenziale del contratto collettivo nazionale. Ad ogni singola provincia sarà lasciata autonomia gestionale per la concessione del servizio a cooperative o l'istituzione di società a prevalente capitale pubblico locale. Lo strumento, innovativo, resta l'accordo di programma, che coinvolgerà Regione, Province e Comuni - destinatari del servizio secondo le leggi Bassanini e la recente legge quadro sui servizi sociali - Asl, Università e scuola. Faciliterà tra l'altro il rapporto tra gli operatori e gli enti locali e l'uso delle risorse che lo Stato riserva a progetti sperimentali nel settore. "Non sono mai state utilizzate appieno" ha ricordato Russo. "Ci auguriamo - ha concluso il capogruppo Pepe - che in sede di bilancio, senza alcun incremento di spesa, la Regione sappia dedicare la giusta attenzione all'esigenza doverosa di rendere la vita più facile a corregionali che non meritano di passare per cittadini di serie B". (GDE)

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