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Prostituzione/ Numero verde contro lo sfruttamento

Data: 28/01/1999 - Ora: 15:58
Categoria: Cronaca

L'istituzione di un numero verde per permettere alle prostitute-schiave di ottenere aiuto ma anche informazioni ed indicazioni precise sulla mappa territoriale delle associazioni di volontariato in grado di fornire tutela a coloro che intendano combattere il racket della prostituzione, è la prima priorità di cui si è decisa l'attuazione da parte del ''Comitato Interministeriale di coordinamento delle azioni di governo contro la tratta di donne e minori a fini di sfruttamento sessuale'', riunitosi a Roma presso il Dipartimento per le Pari Opportunità. All'incontro sono intervenute il ministro per la Solidarietà Sociale Livia Turco, Laura Balbo, ministro per le Pari opportunità, Rosa Jervolino Russo, Ministro dell'Interno, oltre alle associazioni di volontariato laiche e cattoliche, Comitati di Prostitute, Centri antiviolenza operanti sul territorio nazionale. (MN)

Il comitato Interministeriale riunitosi insieme alle associazioni di volontariato operanti contro il racket della prostituzione, ha deciso anche l'attuazione a breve termine, dell'istituzione di un albo tra le associazioni di volontariato preposte a fornire indicazioni alle prostitute schiave, della formazione di personale ''ad hoc'' per combattere il racket, l'integrazione delle norme della legislazione italiana con la specificazione di ulteriori fattispecie per il reato della riduzione in schiavitu' - attualmente regolato dall'art. 600 del codice penale -. 10 i miliardi stanziati per realizzare tali progetti, in attuazione dell'articolo 18 del Testo Unico sull'immigrazione. Lo scopo e' quello di creare una rete sociale che operi sul territorio per combattere il racket della prostituzione ''coatta'' a piu' livelli. Gli obiettivi del progetto sono quelli di dar modo alle prostitute che versano in uno stato di schiavitu' - secondo i dati Parsec, tra le 15mila alle 19mila presenti in Italia, in gran parte provenienti dai Paesi dell'Est - di denunciare la propria condizione, di ''sentirsi - sottolinea La Turco - in qualche modo protette dallo Stato''. Oltre che di avere la possibilita' di ottenere, infine, il permesso di soggiorno con la conseguente iscrizione alle liste di collocamento per un adeguato ''reinserimento sociale''. ''Non si e' parlato espressamente della legge Merlin - sottolinea la Turco nel suo intervento - perche' in questa sede si e' affrontato il problema specifico della prostituzione coatta e le risposte da dare a questo specifico problema. Risposte che non sarebbero state possibili senza il fattivo aiuto e la collaborazione delle associazioni di volontariato''.
''La legge sull'immigrazione - ha dichiarato ancora la Turco - deve avere una serie di articoli che devono essere pienamente applicati: quello che prevede norme severe dai cinque ai quindici anni per chi compie il reato di induzione in prostituzione delle immigrate e l'articolo che prevede il permesso di soggiorno per protezione sociale.

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