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Prodi alle regioni del Sud, basta scetticismo ora rischiate

Data: 12/09/2000 - Ora: 09:53
Categoria: Economia

L'Unione Europea si sta aprendo ad est, il processo di allargamento a paesi quali Polonia e Ungheria e' avviato ma perche' questa ''grande occasione'' venga sfruttata dall'Europa, c'e' bisogno che le regioni meridionali italiane - che rappresentano ''la porta dell'Unione Europea'' aperta sui nuovi mercati - dimostrino ''grande coraggio e voglia di rischiare, lasciando da parte dubbi e scetticismo'' con scelte operative chiare. E' questa l'esortazione fatta dal presidente della Commissione Ue, Romano Prodi, nei confronti delle regioni del sud Italia nel corso del seminario 'il Mezzogiorno d'Italia, il processo di allargamento dell'Unione Europea, la politica euromediterranea'', svolto nell'ambito della Fiera del Levante a Bari. Prodi spiega che la commissione Ue ha messo a disposizione delle Regioni del cosiddetto obiettivo Uno (aree deboli, per la quasi totalita' nel Mezzogiorno), circa 45 mila miliardi di lire da utilizzare entro il 2006. ''Bisogna quindi agire in fretta nell'utilizzare questi fondi'', sostiene Prodi spiegando che e' necessario ''mettere da parte lo scetticismo. Ora - spiega - con l'elezione diretta dei presidenti di regione abbiamo degli interlocutori locali con cui si puo' lavorare con risultati''. E' finita, per Prodi, l'epoca ''dell'andare avanti avendo sempre la schiena contro il muro. Ci vogliono politici - afferma - che facciano scelte chiare, che firmino progetti, che si espongano in prima persona. Perche' se non facessero cosi' ogni scelta non sarebbe altro che una mezza scelta''. L'Unione Europea, puntualizza Prodi, ''non vuole rompere le scatole a nessuno ma le scelte - dice sempre rivolto ai presidenti - le dovete fare voi. E sono scelte che vanno fatte davvero''.

In ogni caso, rileva il presidente della Commissione Europea ''siamo sulla stessa barca ed abbiamo lo stesso obiettivo. Dobbiamo assumerci insieme il rischio di agire, rischio che rappresenta un punto di partenza enorme per riuscire ad ottenere grandi risultati''. Prodi ripete che bisogna ''rischiare e abbandonare il concetto che la moltiplicazione delle firme sotto un progetto o la pluralita' di decisioni siano un fatto positivo''. Questo non fa altro che bloccare qualsiasi iniziativa ed e' per Prodi ''una vergogna a Bruxelles essere sempre visti in ritardo, non essere in grado di prendere alcuna decisione''. La ''spinta asiatica'', spiega Prodi, sta cambiando la carta geografica e rappresenta ''una pompa che spinge in maniera fortissima sulla porta dell'Europa rappresentata dall'Italia''. Per cogliere le occasioni che si presenteranno con l'allargamento dell'unione europea ad Est secondo Prodi e' necessario adottare una ''seria politica portuale'' ed una conseguente ed efficace ''politica mediterranea''. Per l'ex Presidente del Consiglio il sistema portuale rappresenta ''la strada da seguire se vogliamo cambiare la faccia alla carta geografica''. Per esempio, dice Prodi, ''Gioia tauro non basta, se rimane il solo porto affacciato all'Est e' un pasticcio perche' basta uno sciopero e tutto si blocca''. Devono essere sviluppati gli altri porti italiani, continua Prodi, e questo puo' essere fatto solo se ''arrivano delle forti proposte''. Un efficace sistema portuale italiano, che preveda per esempio lo sviluppo del porto di Cagliari, deve essere inserito ''in un progetto di piu' ampia politica mediterranea'', spiega Prodi, sottolineado come la cooperazione in questo settore tra italia, Francia, Spagna e Grecia possa permettere di poter ''lavorare in maniera fruttuosa con i paesi dell'altra sponda del mediterraneo''. Prodi ribadisce la necessita' di un'attenzione particolare delle regioni meridionali all'est dell'Europa. ''E' stata la cortina di ferro - spiega - che ha spezzato il nostro entroterra naturale''. Bisogna avere ''fiducia sull'allargamento - continua - ma bisogna essere bravi, bisogna avere la capacita' di entrare in profondita' nei sistemi commerciali degli altri paesi, la capacita' di costruire le infrastrutture necessarie''. I 45.000 miliardi di fondi strutturali messi a disposizione dall'Unione europea dovranno esssere utilizzati ''con regole ben precise - spiega Prodi -: bisognera' concentrare le operazioni; procedere a un'integrazione in grandi unita' territoriali; operare decentramento e responsabilita' di esecuzione''. Ancora, continua Prodi, ci sara' ''una verifica sui risultati conseguiti, con un monitoraggio sistematico degli aspetti finanziari e delle procedure di adempimento''.

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