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Presidente/ Pace, riforme, unità nazionale nel giuramento di Ciampi

Data: 19/05/1999 - Ora: 10:12
Categoria: Politica

Ha varcato la soglia di Montecitorio alle 17 in punto, tra gli applausi dei parlamentari e dei delegati regionali: ancora un paio di minuti, e poi Carlo Azeglio Ciampi ha giurato sulla Costituzione, diventando così, ufficialmente, il decimo presidente della Repubblica italiana. Subito dopo, il nuovo inquilino del Quirinale ha pronunciato un discorso che ha toccato punti importanti e delicati, come il conflitto in corso nei Balcani, con la necessità di trovare al più presto una soluzione diplomatica, e l'importanza delle riforme istituzionali. Terzo concetto chiave: la sua elezione come espressione dell'unità nazionale, e dunque di tutte le forze politiche. (MN)

L'unità nazionale. L'intervento di Ciampi, 14 pagine in tutto lette in circa 25 minuti, si apre col concetto di unità nazionale. "Oggi in questa aula - dice - non sento soltanto la voce della comunità italiana che vive ed opera nei confini della Repubblica. Sento anche quella degli italiani che vivono la loro cittadinanza nel territorio dell'Unione, rappresentata dal Parlamento europeo. E, non meno nitida e forte, sento la voce della più larga comunità italiana diffusa nel mondo, in fiduciosa attesa di più dirette vie di partecipazione politica e sempre pronta a dare alla madre patria una ricchezza di cultura, di conoscenze e di riconoscenza. Di questa pienezza di unità nazionale voi - continua Ciampi- vi siete resi interpreti con la votazione che mi ha eletto". E ancora: "Mi adopererò per far perdurare questa significativa convergenza costituzionale", che "non nega, anzi presuppone il normale, vitale, netto confronto tra maggioranza e opposizione".

La pacificazione tra gli italiani. Ciampi ha ricordato "gli uomini che hanno fatto la nostra Italia attraverso lotte civili e militari, testimonianze tutte della continuità della nazione". "Quella continuità che ha saputo superare e vincere anche la più grave frattura della nostra storia, perchè mai è venuto meno, dal Risorgimento ad oggi, il senso profondo della Patria, che ha poi consentito, nella Repubblica democratica, la piena pacificazione tra tutti gli italiani".

Conflitti e negoziato. "L' unità degli italiani è oggi necessaria per affermare davanti a tutti i popoli la nostra naturale vocazione, consacrata nella Carta Costituzionale, a operare concretamente per la pace". Riferendosi al Kosovo, Ciampi ha poi condannato "l'aggressione contro gli innocenti, l'estirpazione dei popoli dalla loro terra natale che hanno riportato in Europa l'orrore dell' odio razziale".
"E' contro questo odio - ha aggiunto - che si è determinata l'inevitabilità del ricorso alle armi. Urge che si facciano ancor più forti la voce della politica e la tenacia del negoziato". Il presidente ha poi sottolineato che "ogni focolaio bellico nel nostro continente è ferita inferta alla stessa unione europea e ai suoi valori. La pace duratura può raggiungersi solo allargando i confini dell'Unione".

L'importanza della stabilità. "Ci sono le condizioni perchè il paese compia un deciso balzo in avanti", ha proseguito il capo dello Stato, ma "perchè ciò avvenga è essenziale una vera stabilità politica, che è continuità del governare nel succedersi delle legislature e nell'alternarsi delle maggioranze": lo ha detto il presidente della Repubblica Ciampi.

Necessità delle riforme. Il presidente ha indicato al Parlamento le priorità delle riforme istituzionali, ribadendo che "molto ci resta da fare per portare il nostro sistema politico alla modernità costituzionale europea". Sei i punti centrali: "un federalismo che risponda al principio di sussidiarietà" le "procedure elettorali"; la "forma di governo"; "l'organizzazione della politica"; "gli ordinamenti della giustizia" "i sistemi di sicurezza interna e di difesa comune".

Il lavoro, prima emergenza. "Oggi dobbiamo rinnovare l'impegno perchè tutte le nostre politiche assumano come riferimento assoluto la lotta per l'occupazione". E scoppia l'ennesimo applauso, dai banchi di Montecitorio.

Omaggio a Giovanni Paolo II. Gratitudine per il Papa. "Noi - ha detto Ciampi - abbiamo l'onore di convivere, nella città di Roma, con una suprema istituzione di pace, la Chiesa Cattolica. E con una figura di riferimento universale dei più alti valori umani, il Sommo Pontefice, al quale va oggi il mio grato pensiero per il suo operare senza riposo".

La centralità della famiglia. "Ci sono principi della gloriosa Costituzione di 50 anni fa che non abbiamo ancora pienamente attuato": lo ha sottolineato il presidente della Repubblica Ciampi facendo riferimento agli articoli 29, 30 e 31 "vero programma costituzionale in favore della centralità della famiglia e dei suoi valori" e al "fondamentale principio di eguaglianza enunciato nell'articolo 3, ancora debole nell'attuazione" nonostante l'incitamento della Corte Costituzionale e "l'azione di quel volontariato diffuso che è vanto del nostro Paese".

Einaudi e Scalfaro. "Nel mio lavoro - avrò come costante, severo ammonimento l'esempio dei miei predecessori che con la loro opera hanno dato sostanza di dignità all'ufficio presidenziale: da Luigi Einaudi a Oscar Luigi Scalfaro". "Con Einaudi ho in comune una traiettoria di vita, non certo l'altezza della dottrina"; quanto a Scalfaro, "il presidente dei tempi difficili".

Conclusioni. Ciampi ricorda che sarà il presidente "di tutte le forze politiche". Poi assicura che "con l'aiuto di Dio e la fiducia degli italiani sarò fedele al mio giuramento"; "viva la Costituzione italiana, viva l'Unione europea, viva l'Italia". E già applausi a raffica, dai banchi come dalle tribune.

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