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Data: 06/10/1998 - Ora: 13:17
Categoria:
Economia
Lo studio del Cnel traccia una dinamica della povertà dal 1993 al 1995. Il 61,5 per cento delle famiglie in povertà nel 1993 rimane in tale stato anche nel 1995. Fenomeno più grave al Sud dove la percentuale è del 70 per cento. Nel Nord e nel Centro la povertà è uno stato più transitorio: dal 1993 al 1995 restano povere rispettivamente il 31 per cento e il 39 per cento delle famiglie. La probabilità di uscire dallo stato di indigenza cresce quando il capofamiglia ha un tasso di istruzione superiore alla licenza media. Il completamento dell'obbligo scolastico, dunque, non basta: delle famiglie non povere nel 1993 e che lo sono diventate nel 1995, l'11 per cento ha un capofamiglia che non ha la licenza media e il 12 per cento ha un capofamiglia che ha terminato la scuola dell'obbligo. La percentuale scende solo se il titolo di studio è superiore (5 per cento); basta un anno di istruzione in più per ridurre la possibilità che la famiglia resti povera del 4 per cento. Altro elemento che aumenta le probabilità che una famiglia permanga in povertà è se ha un capofamiglia donna: in questo caso, secondo lo studio del Cnel, le possibilità di permanenza in povertà aumentano del 17 per cento.
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