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Data: 27/01/1999 - Ora: 16:08
Categoria:
Politica
Il sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita ha smentito i 15.500 esuberi ed ha sollecitato la società ad
un rapido chiarimento. Le Poste hanno replicato subito con un breve comunicato per assicurare che non c'è in
vista alcun progetto di licenziamento collettivo, ma il piano di sfoltimento dell'organico esiste e passa attraverso
la mobilità interna. Si tratta di una decina di progetti operativi che consentiranno, secondo la direzione, di
limitare gradualmente il ricorso ai precari (si parla di 5 mila contratti non rinnovati su 7500) e di liberare "risorse da
destinare ad attività di recapito, sportelleria, vendita e centri di smistamento postale".
Per il segretario nazionale dell'Ugl Comunicazione Serafino Cabras, la società comincerà a febbraio con il taglio
di 1500 posti, sia a tempo pieno che part-time: l'anticamera della cassa integrazione, perché si passarebbe
presto "agli ammortizzatori sociali, ricorrendo contestualmente sempre meno all'assunzione di giovani con
contratto a tempo determinato". La Cisl parla di notizie terroristiche, la Uil vuole che il governo intervenga sui vertici dell'azienda: se non lo farà -
minaccia - sarà sciopero. Il segretario generale della Cisl Poste, Nino Sorgi, chiede al ministro Cardinale di
stringere i tempi per il protocollo d'intesa, visto che "se ne parla da ben 15 mesi ma ancora nulla è stato fatto".
Fulvio Fammoni e Piero Leonesio, segretario generale e segretario nazionale del Slc-Cgil, non accettano il
metodo delle anticipazioni ai giornali: "Discutere di sviluppo del servizio - affermano - attraverso anticipazioni su
esuberi e cig, è sbagliato nel merito e per il clima che genera".
Sul fronte delle Ferrovie, il ministro dei Trasporti Tiziano Treu ribadisce che non c'è diversità di vedute con il
Tesoro e l'amministratore delegato Fs Giancarlo Cimoli è pienamente d'accordo con Ciampi sul numero troppo
elevato di ferrovieri e sui loro stipendi troppo alti. E subito riprende il discorso delle tariffe, agganciato ai costi: la
rimodulazione delle bollette Enel costerà alle Fs, che sono il più grande cliente d'Italia, 400 miliardi l'anno, non
poco, in tempo di grandi economie e di bilanci sotto controllo.
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