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Data: 31/08/1998 - Ora: 10:02
Categoria:
Politica
"La vita è bella", dice la scritta sul palco. "Il nostro governo è bello", aggiunge il segretario provinciale del ppi. Il clima che
accoglie Romano Prodi alla festa nazionale dell'Amicizia è vagamente surreale. Il palco da cui il presidente del Consiglio
darà il suo messaggio forte in nome della stabilità dell'Ulivo è già pronto per il concerto di Raoul Casadei: sassofoni e
chitarre appoggiati a terra, a pochi centimetri dal microfono da cui il premier si rivolge al popolo del ppi. "Questa è la mia
terra", sorride Prodi, che al suo arrivo è quasi travolto da un gruppo di ciclisti in divisa, che pretendono firme e fotografie.
Ma Prodi sa che il tempo delle vacanze è finito.
La gente ascolta con attenzione, ma gli applausi arrivano con parsimonia. E soltanto quando il premier conferma la
restituzione dell'Eurotassa o annuncia una Finanziaria che "non imporrà nuovi sacrifici". O quando ricorda che da sabato il
governo dell'Ulivo è diventato il secondo per durata nella storia della Repubblica. "E da qualche tempo - sorride - Kohl ha
smesso di chiedermi quanto sarei durato...".
Applausi o no, Prodi continua per la sua strada: cita numeri e statistiche, dice di aver lavorato "nel modo in cui bisogna
fare" anche per risolvere il problema dell'immigrazione: "Non ancora tutto è perfetto - dice - ma dopo gli accordi le partenze
dalla Tunisia e dal Marocco sono finite. Resta l'Albania, ma anche lì le cose si sistemeranno presto".
Le risposte alle critiche che piovono all'interno della maggioranza sono tutte qui, in questa lunga parata sui successi del
governo. I nomi di Massimo D'Alema e Fausto Bertinotti, dal palco di San Polo d'Enza, non si sentono neppure una volta,
ma dalle parole di Prodi è chiaro che il premier non accetta critiche che giudica premature. "Il governo va giudicato al
compimento del suo cammino", taglia corto. Crisi? "Noi abbiamo ridato stabilità all'Italia. E la stabilità paga. Agli amici di
Rifondazione dico che per loro è arrivato il momento delle scelte, non per me. Io le mie scelte le ho già fatte e non ho alcuna
intenzione di cambiarle. Questa maggioranza ha dimostrato di saper governare l'Italia".
Sergio D'Antoni, lui, si merita una citazione diretta: il premier tende la mano al leader della Cisl che ha alzato la voce: "Io
capisco che uno sciopero generale può dare soddisfazione a chi lo fa - dice -. Ma non è questo il tempo della protesta, non
possiamo rovinare l'impegno che abbiamo seguito fin qui". E' un invito al dialogo, quello che Prodi manda al leader
sindacale: "Noi non abbiamo dimenticato l'emergenza-occupazione nel Sud - dice Prodi - ma vogliamo che i posti di lavoro
nel Mezzogiorno siano posti ''veri''. E con i contratti territoriali e i contratti d'area, produrre nel Mezzogiorno è più
conveniente che in qualsiasi altra parte d'Europa. Oggi il Sud può contare su strutture sane, forti e vigorose...".
L'Ulivo, sembra dire Prodi, conta più dei partiti: "A primavera ci sono le Europee - dice -. Lì dovremo dare agli elettori un
messaggio di chiarezza: dovremo far capire come ci presenteremo alle politiche. Venerdì, con la prima riunione del direttivo
ulivista, comincia il cammino per irrobustire, costruire e consolidare la coalizione che deve dare stabilità al nostro Paese".
E a dicembre è la volta dell'"Ulivo mondiale" con il vertice a tre con Clinton e Blair: "Non vogliamo costruire una nuova
internazionale socialista - dice Prodi - . Vogliamo creare un foro dove coloro che dividono filosofie comuni possono aiutarsi
ad avere una politica comune". E' l'ultimo applauso, prima dell'ovazione che, quando ormai la notte è vicina, accoglie la
"musica solare" di Casadei.
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