Trecento tavoli in duecento comuni della regione per raccogliere le firme a sostegno della legge regionale sulla difesa del diritto alla vita. Una iniziativa del gruppo regionale di Alleanza Nnazionale che si terrà domenica e che precederà i convegni sul tema in ciascuna delle province. I punti di raccolta saranno posizionati prevalentemente vicino le parrocchie, o comunque in punti nevralgici di passaggio.
"Per molte donne abortire è una scelta dettata da disagio sociale ed economico - ha detto Nino Marmo (presidente del gruppo di An) - ed è proprio a queste che ci rivolgiamo, fornendo loro la possibilità di ridurre il disagio".
Come? La legge proposta da An prevede un contributo di 4 milioni per quelle donne che rinunciano all’aborto e quindi proseguono la gravidanza. "Un’iniziativa a tutela del diritto alla vita - ha dichiarato il consigliere Sergio Silvestris - che rientra nella nuova politica per la famiglia adottata dal governo regionale".
"I dati degli aborti volontari in Puglia sono preoccupanti" ha continuato Silvestris. Nel 1999 in tutta la regione i casi di interruzione di gravidanza hanno raggiunto quota 16.220, in aumento, quindi, rispetto agli anni precedenti. Per quanto riguarda la singole province, Bari è in netto calo: da 8319 casi del 1997 ai 7572 del 1999. La provincia di Brindisi, invece, è in aumento: si passa dai 2333 aborti volontari del 1997 ai 2960 del 1999. Costante la situazione a Foggia: 2143 casi nel 1997, 2350 nel 1998 e 2393 nel 1999. In provincia di Lecce l’indice degli aborti volontari è in aumento nei primi due anni presi in considerazione ed invece costante nel 1999 rispetto all’anno precedente: nel 1997 con 1781 casi, il 1998 con 1960 e il 1999 con 1967. I dati della provincia di Taranto invece confermano un calo tra il 1997 con 1504 aborti rispetto ai 1362 del 1998 e i 1328 del 1999. Le cifre sarebbero più alte se non ci fosse stato l’intervento delle associazioni di volontariato, che con il loro sostegno hanno spinto molte donne a rinunciare all’aborto: "una straordinaria, commovente gara di solidarietà e civiltà a tutela della sacralità della vita alla quale le istituzioni possono e devono contribuire" sostiene Marmo.
"Questa analisi - conclude il presidente del gruppo - ci ha spinti ad ipotizzare che molti casi di interruzione di gravidanza possono essere determinati dalle precarie condizioni economiche di alcune famiglie. E per questo abbiamo immaginato di contribuire nell’anno successivo alla nascita, al mantenimento del neonato, al fine di favorirne la crescita".
Sono assegnati ai comuni 4 miliardi perché possano contribuire in uguale misura all’iniziativa della regione, sostanzialmente alla madre andrebbe, quindi un contributo di 8 milioni.