"Troppa burocrazia e poco senso pratico", è l'accusa che la
Cgil fa
nei confronti del governo Prodi per il mancato avvio dei patti territoriali nelle aree svantaggiate. Per questo ha stilato un documento
che sarà divulgato il 20 giugno, giorno in cui si terrà la manifestazione nazionale per il lavoro. (MN)
CONTRATTI D’AREA, PATTI TERRITORIALI, AGENZIA
Contratti d’area e patti territoriali rappresentano strumenti indispensabili per favorire un nuovo ciclo
di investimenti nelle aree svantaggiate. L’attuazione che ne è stata fatta fino ad ora, tra grandi
propositi e modesti risultati operativi, risente di alcune contraddizioni che vanno superate. Troppo lento
è il tempo di approvazione; discutibili i criteri di selezione di alcuni territori; troppi ritardi nei
finanziamenti; diversa la qualità dei progetti; tante ancora le incertezze procedurali e gli ostacoli
burocratici a partire dai tempi per le autorizzazioni e le istruttorie bancarie oltreché per la
individuazione del responsabile del contratto d’area con funzioni manageriali. Una parte di questi
problemi può essere risolta con la costituzione, presso il Ministero del Bilancio, di un organismo di
partenariato capace di un più ordinato governo dei processi, definendo da subito la delibera del CIPE,
confrontata preventivamente con le OO.SS., che preveda l’immediata operatività ed adeguata copertura
finanziaria a tutti i patti d’area che si prevede vengano sottoscritti ed approvati nel corso di
quest’anno. Insieme, inoltre, occorre:
1. Approvare e rendere operativi tutti i progetti legati alla lotta per la legalità e la sicurezza
presenti nei patti territoriali e nei contratti d’area già definiti o in via di definizione.
2. Accrescere le disponibilità finanziarie utilizzando anche i Fondi strutturali e destinare tutte le
risorse disponibili ai patti territoriali e ai contratti d’area del Mezzogiorno consentendo per
quelli del Nord, oltre le misure comunitarie previste dall’obiettivo 2, l’utilizzo delle procedure
semplificate ed accelerate.
3. Dentro questo quadro va definito coerentemente il ruolo e la funzione della struttura per la
promozione delle nuove attività nel Mezzogiorno, evitando da parte del governo confusioni e
ritardi. Per questo –come prevedeva il patto per il lavoro- ci vuole una sede chiara per l’indirizzo
politico, un coordinamento reale delle attività di promozione, la specializzazione delle attività
operative. Soprattutto va riaffermato che occorre assolvere la fondamentale missione di
promuovere l’attrazione di nuovi investimenti sia dall’estero, sia dalle aree più forti del Paese.
Infine, vanno completate entro l’anno tutte le intese istituzionali Stato-Regioni sia per definire
le priorità progettuali per e tra i territori, sia per raccordare correttamente i diversi flussi di
spesa.