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Onu/ L'Italia la spunta sul Consiglio di Sicurezza

Data: 24/11/1998 - Ora: 10:09
Categoria: Politica

L'Assemblea generale dell'Onu ha decretato con una dichiarazione "per consenso" (sottinteso: con l'approvazione di tutti) che "nessuna risoluzione o decisione riguardanti la membership del Consiglio di Sicurezza deve essere adottata senza la maggioranza di almeno i due terzi dei membri del'Assemblea Generale". E' la posizione che avevano sostenuto l'Italia e gli altri Paesi del cosidetto "club del caffè", l'alleanza contro l'aggiustamento "rapido" del Consiglio di Sicurezza, il che vuol dire che anche se alla fine non si è combattuto, i vincitori e i vinti ci sono stati eccome. I vinti sono Paesi che solo a nominarli, per chi è uso alle "prove di forza" che ogni tanto avvengono all'Onu, c'è da tremare: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Brasile, India. (MN)

Loro vogliono che l'"adeguamento ai tempi" del Consiglio di Sicurezza consista nel puro e semplice inserimento fra i "grandi", cioè fra i membri permanenti, di Giappone e Germania, in riconoscimento della potenza economica che hanno sviluppato dopo la fine della guerra che li vide sconfitti e del fatto che gli "equilibri" usciti appunto dalla guerra non hanno più ragione di esistere.
L'Italia e gli altri (fra i principali Canada, Messico, Pakistan, Egitto, cui all'ultimo momento si sono aggiunti Russia e Cina) sostengono invece che il nuovo equilibrio sarebbe meglio servito con un sistema di Paesi "semi-permanenti" a rotazione, che garantirebbe una maggiore rappresentatività nel "governo del mondo". Ma la battaglia di ieri non era di sostanza bensì di procedura. Si trattava infatti di decidere quale maggioranza dovesse essere necessaria per adottare la riforma. Il "blocco Usa" chiedeva la maggioranza semplice della metà più uno, confidando sulla possibilità di ottenere, al momento del voto, l'assenza strategica di molti delegati colpiti da impellenti necessità fisiologiche, il cosiddetto "lavatory factor". Il "blocco Italia" chiedeva invece, basandosi oltre tutto sui regolamenti esistenti, che la maggioranza dovesse essere dei due terzi dei membri dell'Onu, senza tener conto di presenti e assenti, proprio per neutralizzare il "lavatory factor".

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