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Occupazione/ Vescovi: "Non esiste più il posto fisso"

Data: 09/06/1998 - Ora: 15:38
Categoria: Economia

Il diritto alla stabilità del posto di lavoro non può essere considerato un diritto umano "elementare": d'ora in avanti chi crede ancora nel mito del 'lavoro sicuro' non avrà più a chi rivolgersi, perché dopo la Confindustria, il Governo e gli stessi sindacati, adesso anche i vescovi bocciano senza mezzi termini una prospettiva di questo genere. "L'inviolabile diritto al lavoro - sostiene Marra nella sua 'memoria' difensiva - attiene piuttosto alla possibilità di concorrere, nella misura consentita dai propri mezzi e nelle forme consentanee alle proprie scelte, al 'progresso materiale o spirituale della società". Insomma, il criterio da preferire è ormai quello della flessibilità del mercato del lavoro, antitetico al tradizionale 'posto fisso'. Un'eventuale raccomandazione potrà riguardare solo il lavoro 'mobile', magari 'part-time' o addirittura 'interinale'. (FM) La presa di posizione dei vescovi contraria al posto sicuro e' contenuta in due documenti, trasmessi alla Corte Costituzionale, nell'ambito di una ''querelle'' che riguarda il trattamento degli insegnanti di religione, i quali sono nominati con incarico annuale e di conseguenza - almeno formalmente - non hanno le stesse garanzie in materia di stabilita' del lavoro attribuite invece a tutti gli altri colleghi. E' stato il Tar della Sicilia (sezione staccata di Catania) a sollevare allora davanti alla Consulta la questione di costituzionalità relativa alle norme - in particolare le modifiche al Concordato introdotte con la legge n. 121/'85 - che discriminerebbero da questo punto di vista gli insegnanti di religione. Ma a questo punto c'è stata una ''levata di scudi'' da parte della Conferenza Episcopale Italiana e del vescovo direttamente chiamato in causa in questa specifica vicenda, l'Arcivescovo di Messina, Giovanni Marra. Sia la Cei che Marra hanno consegnato ai giudici costituzionali due pareri (cosiddetti 'pro veritate') in cui si schierano decisamente contro la logica del posto fisso, in nome di una necessaria flessibilità.
Mons. Marra - che vanta fra l'altro un'esperienza specifica in materia di politiche del lavoro, in quanto diversi anni fa fece parte della commissione pontificia per i contatti con i dipendenti, incaricata di scongiurare uno sciopero del personale del Vaticano - sostiene che il diritto alla stabilita' del posto di lavoro non puo' essere considerato un diritto umano ''elementare''. ''L'inviolabile diritto al lavoro - sostiene Marra nella sua 'memoria' difensiva - attiene piuttosto alla possibilita' di concorrere, nella misura consentita dai propri mezzi e nelle forme consentanee alle proprie scelte, al 'progresso materiale o spirituale della società''. In questi termini - aggiunge - il diritto al lavoro ''concerne la possibilità di accedere, mediante adeguata formazione, ai molteplici modi di esplicarsi dell'attività lavorativa'' e queste possibilità ''non sarebbero compromesse, anzi, a volte o per certi aspetti, potrebbero essere favorite da un oculato e razionale regime di 'mobilita'' dei lavoratori, ivi compresi quelli operanti nei settori dell'impiego pubblico''. Insomma, il criterio da preferire e' ormai quello della flessibilità del mercato del lavoro, antitetico al tradizionale 'posto fisso'. I concetti formulati da Marra sono ribaditi nella 'memoria' presentata dalla Conferenza Episcopale, nell'ambito dello stesso giudizio.
La Cei fa notare che le norme concordatarie possono trovare un limite alla propria legittimità solo ''nei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale o nei diritti inalienabili della persona umana''. Questi principi - sottolinea la Conferenza Episcopale - non sono ravvisabili nel caso in questione, dal momento che ''non sarebbe possibile assimilare al diritto essenziale ed assoluto al lavoro tutelato dagli artt. 4 e 35 della Costituzione la pretesa stabilita'''. Tutto questo tenuto conto - si fa notare ulteriormente - dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 29/'93 che prevede la mobilita' nel Pubblico Impiego.
Nei giorni scorsi aveva suscitato polemiche una presa di posizione del vescovo di Civitavecchia, mons. Girolamo Grillo, che aveva proposto ai colleghi della Cei di tornare a fare ''raccomandazioni'' per aiutare chi cerca lavoro. Alla luce dell'orientamento formalizzato adesso dai vescovi, peraltro, un'eventuale raccomandazione potrà riguardare solo il lavoro 'mobile', magari 'part-time' o addirittura 'interinale'. Quello fisso, mai.

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