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Occupazione/ Fazio: "Il lavoro al Sud deve costare meno"

Data: 20/10/1998 - Ora: 11:12
Categoria: Economia

Il lavoro deve costare di meno, i salari devono restare ancorati alla produttività, il carico fiscale e contributivo non deve essere penalizzante per chi voglia investire, le infrastrutture vanno adeguate, la formazione professionale va potenziata unitamente all'istruzione superiore e alla ricerca, l'assistenzialismo - sotto qualunque forma - va abbandonato per sempre. Di questi elementi consta la "ricetta" che il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio ha formulato di fronte al ristagno dell'economia meridionale. (MN)

Il governatore ha parlato a Potenza, dove si trovava per ritirare il "Premio internazionale universum" per l'economia. Il pubblico era quello della circostanza, ma l'uditorio vero era l'esecutivo che si va a formare.
Il governatore ha iniziato facendo una diagnosi della realtà meridionale, secondo cui i processi di sviluppo nel Sud appaiono ancora "frammentati e incerti. Il divario strutturale dell'economia meridionale rispetto alle aree più progredite dell'Italia e dell'Europa risulta ancora troppo ampio per confidare unicamente nella crescita endogena: nel quinquennio 1992-1997 l'economia al Sud è cresciuta dell'1,7 per cento, l'occupazione si è ridotta di 600 mila lavoratori, oltre la metà di quanto registrato in tutto il Paese e sono riprese le emigrazione verso il Centro Nord che riguardano, al netto dei rientri, 50 mila persone all'anno".
Inoltre l'economia sommersa, che al Sud rappresentava nel 1996 il 31 per cento del totale - il doppio rispetto al Centro Nord - "può essere per alcuni versi una reazione, per quanto inefficiente, alle rigidità del mercato del lavoro e al carico fiscale". Perciò "si impongono risposte istituzionali adeguate".
Tanto per cominciare, dato che è in corso la revisione degli accordi del luglio '93 sulla politica dei redditi, bisogna considerare che "le retribuzioni e il costo del lavoro non possono risultare a lungo disallineati rispetto alla produttività aziendale" perché altrimenti l'impresa "viene spinta a rifugiarsi in posizioni di nicchia oppure nell'area del sommerso".
Quindi, secondo Fazio, la via maestra per stimolare uno sviluppo sano, è quella di intervenire sul costo del lavoro e della presione fiscale. Altri strumenti, invece, sembrano aver fallito, almeno in parte. E' il caso, per esempio, dei contratti d'area: "Delle 412 iniziative avviate, 68 sono state abbandonate e solo per 18 risultano emanati dei provvedimenti di pagamento. La concertazione tra le parti sociali e le amministrazioni locali prevista da questi strumenti stimola la cooperazione, apporta trasparenza nelle decisioni, impegna i contraenti all'attuazione dei programmi, ma può essere lunga e farraginosa". E forse è per questo che "molti imprenditori sembrano tuttora preferire la via della legge 488 del 1992", cioè quella del finanziamento diretto.
L'occupazione, sottolinea poi Fazio, non è favorita da un sistema formativo adeguato: "E' necessario quindi migliorare la qualità del sistema dell'istruzione scolastica e professionale e ridurre il costo sostenuto dalle imprese per la formazione realizzata sul luogo di lavoro".

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