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Data: 20/10/1998 - Ora: 11:12
Categoria:
Economia
Il governatore ha parlato a Potenza, dove si trovava per ritirare il "Premio internazionale universum" per l'economia. Il
pubblico era quello della circostanza, ma l'uditorio vero era l'esecutivo che si va a formare.
Il governatore ha iniziato facendo una diagnosi della realtà meridionale, secondo cui i processi di sviluppo nel Sud
appaiono ancora "frammentati e incerti. Il divario strutturale dell'economia meridionale rispetto alle aree più progredite
dell'Italia e dell'Europa risulta ancora troppo ampio per confidare unicamente nella crescita endogena: nel quinquennio
1992-1997 l'economia al Sud è cresciuta dell'1,7 per cento, l'occupazione si è ridotta di 600 mila lavoratori, oltre la metà di
quanto registrato in tutto il Paese e sono riprese le emigrazione verso il Centro Nord che riguardano, al netto dei rientri, 50
mila persone all'anno".
Inoltre l'economia sommersa, che al Sud rappresentava nel 1996 il 31 per cento del totale - il doppio rispetto al Centro
Nord - "può essere per alcuni versi una reazione, per quanto inefficiente, alle rigidità del mercato del lavoro e al carico
fiscale". Perciò "si impongono risposte istituzionali adeguate".
Tanto per cominciare, dato che è in corso la revisione degli accordi del luglio '93 sulla politica dei redditi, bisogna
considerare che "le retribuzioni e il costo del lavoro non possono risultare a lungo disallineati rispetto alla produttività
aziendale" perché altrimenti l'impresa "viene spinta a rifugiarsi in posizioni di nicchia oppure nell'area del sommerso".
Quindi, secondo Fazio, la via maestra per stimolare uno sviluppo sano, è quella di intervenire sul costo del lavoro e della
presione fiscale.
Altri strumenti, invece, sembrano aver fallito, almeno in parte. E' il caso, per esempio, dei contratti d'area: "Delle 412
iniziative avviate, 68 sono state abbandonate e solo per 18 risultano emanati dei provvedimenti di pagamento. La
concertazione tra le parti sociali e le amministrazioni locali prevista da questi strumenti stimola la cooperazione, apporta
trasparenza nelle decisioni, impegna i contraenti all'attuazione dei programmi, ma può essere lunga e farraginosa". E
forse è per questo che "molti imprenditori sembrano tuttora preferire la via della legge 488 del 1992", cioè quella del
finanziamento diretto.
L'occupazione, sottolinea poi Fazio, non è favorita da un sistema formativo adeguato: "E' necessario quindi migliorare la
qualità del sistema dell'istruzione scolastica e professionale e ridurre il costo sostenuto dalle imprese per la formazione
realizzata sul luogo di lavoro".
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