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Data: 20/07/1998 - Ora: 11:14
Categoria:
Economia
Meno di
15mila hanno trovato lavoro grazie agli avviamenti obbligatori. E proprio per loro le circa 2.000
cooperative sociali di tipo B, cioe' quelle finalizzate all'inserimento lavorativo di persone
svantaggiate, sono un'opportunita' importante: ''piu' della meta' degli oltre 30mila addetti - ha
sottolineato Battaglia - sono lavoratori disabili, detenuti, sofferenti psichici, giovani con alle
spalle storie di tossicodipendenza''. L'impresa sociale, secondo l'on. Giuseppe Lumia della
Commissione Affari sociali della Camera ''potrebbe costituire le due gambe del nuovo patto
sociale: con le cooperative di tipo A - cioe' quelle che forniscono servizi - puo' trasformare il
welfare attraverso una nuova integrazione con il pubblico. Con quelle di integrazione- lavoro
dimostrando che chi e' nelle aree marginali non e' solo utente di servizi ma cittadino capace di
portare produrre solidarieta' nel cuore del mercato''. Ai politici presenti le associazioni hanno
chiesto di ''rafforzare le azioni di sistema, piuttosto che puntare su finanziamenti a pioggia,
per intrecciare rischio privato e finanziamenti per sostenere lo sforzo iniziale''. Questo l'invito
di Maurizio Marotta, presidente del Co.In. Consorzio cooperative integrate che dal 1988
raggruppa 40 imprese sociali con piu' di mille addetti, dei quali oltre la meta' disabili e disagiati
psichici. Eppure, denuncia Nuccio Iovene del Forum del Terzo Settore ''prevale
l'atteggiamento di chi ci considera poco significativi, a livello di occupazione, sul piano dei
numeri: invece negli ultimi anni un nuovo posto ogni cinque e' stato creato nel Terzo settore''.
I finanziamenti sono scarsi: ''e cio' perpetua la fragilita' dell'associazionismo al Sud: basti
pensare che le fondazioni bancarie investono l'80% dei loro fondi al nord, il 18% al Centro e
solo il 2% al Sud. La legge 44 sull'imprenditorialita' giovanile ha grossi limiti di applicazione
nell'impresa sociale, l'agenzia Italia Lavoro, sebbene abbia nella sua missione l'impresa
sociale, si occupa solo di lavori socialmente utili e infine noi rimaniamo per lo piu' esclusi dai
tavoli dei Patti territoriali per il meridione''. Ma nell'idea stessa di Patto territoriale, disegnata
dall'Unione europea, si riserva parte dei finanziamenti all'economia sociale. Carlo Borgomeo,
presidente della Societa' per l'imprenditorialita' giovanile, che gestisce l'accesso ai fondi della
legge 44, ha affermato che ''relativamente ai circa 15 miliardi di Fondo sociale europeo che
abbiamo destinato ad attivita' di formazione e promozione dell'impresa sociale, di partenariato
tra Nord e Sud, il giudizio positivo dell'Unione europea rispetto ai progetti finanziati mi fa
pensare che, anche con la riorganizzazione del Fondo sociale prevista per il 2000, ci sara'
spazio per il settore''. A patto pero' che passi un approccio serio, professionale. ''Malgrado le
grandissime potenzialita' - ha detto Borgomeo - molte esperienze sono ancora precarie e
affidate a impasti non meglio definiti di solidarieta' e volontariato''.
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