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Non profit/ Dalle cooperative sociali la crescita dell'occupazione

Data: 20/07/1998 - Ora: 11:14
Categoria: Economia

Oltre 4.000 cooperative sociali attive in Italia, per un totale di 127.500 soci, di 17.500 persone svantaggiate inserite al lavoro e un fatturato complessivo di 3.000 miliardi l'anno: sono i numeri delle cooperative sociali, oggetto del convegno ''Impresa sociale e nuova occupazione'' che si è tenuto per iniziativa del Tavolo di consultazione permanente con il Terzo settore e del Forum del Terzo settore. Occasione di confronto del Forum, organismo di rappresentanza delle realtà del privato sociale, con i 147 tra deputati e senatori che aderiscono al Tavolo, sulle possibilità di sviluppo e di nuova occupazione, in particolare al Sud, offerte dalla crescita delle cooperative sociali. ''L'economia che cresce - ha detto l'onorevole Augusto Battaglia della Commissione Affari sociali introducendo i lavori - non è da sola in grado di distribuire lavoro per tutti e non è pensabile che i 2 milioni 800mila disoccupati possano attendere i tempi lunghi della ripresa''. Tra i disoccupati ben 325mila persone , di cui più della metà al Sud, sono invalide e iscritte alle liste speciali di collocamento. (MN)

Meno di 15mila hanno trovato lavoro grazie agli avviamenti obbligatori. E proprio per loro le circa 2.000 cooperative sociali di tipo B, cioe' quelle finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, sono un'opportunita' importante: ''piu' della meta' degli oltre 30mila addetti - ha sottolineato Battaglia - sono lavoratori disabili, detenuti, sofferenti psichici, giovani con alle spalle storie di tossicodipendenza''. L'impresa sociale, secondo l'on. Giuseppe Lumia della Commissione Affari sociali della Camera ''potrebbe costituire le due gambe del nuovo patto sociale: con le cooperative di tipo A - cioe' quelle che forniscono servizi - puo' trasformare il welfare attraverso una nuova integrazione con il pubblico. Con quelle di integrazione- lavoro dimostrando che chi e' nelle aree marginali non e' solo utente di servizi ma cittadino capace di portare produrre solidarieta' nel cuore del mercato''. Ai politici presenti le associazioni hanno chiesto di ''rafforzare le azioni di sistema, piuttosto che puntare su finanziamenti a pioggia, per intrecciare rischio privato e finanziamenti per sostenere lo sforzo iniziale''. Questo l'invito di Maurizio Marotta, presidente del Co.In. Consorzio cooperative integrate che dal 1988 raggruppa 40 imprese sociali con piu' di mille addetti, dei quali oltre la meta' disabili e disagiati psichici. Eppure, denuncia Nuccio Iovene del Forum del Terzo Settore ''prevale l'atteggiamento di chi ci considera poco significativi, a livello di occupazione, sul piano dei numeri: invece negli ultimi anni un nuovo posto ogni cinque e' stato creato nel Terzo settore''.
I finanziamenti sono scarsi: ''e cio' perpetua la fragilita' dell'associazionismo al Sud: basti pensare che le fondazioni bancarie investono l'80% dei loro fondi al nord, il 18% al Centro e solo il 2% al Sud. La legge 44 sull'imprenditorialita' giovanile ha grossi limiti di applicazione nell'impresa sociale, l'agenzia Italia Lavoro, sebbene abbia nella sua missione l'impresa sociale, si occupa solo di lavori socialmente utili e infine noi rimaniamo per lo piu' esclusi dai tavoli dei Patti territoriali per il meridione''. Ma nell'idea stessa di Patto territoriale, disegnata dall'Unione europea, si riserva parte dei finanziamenti all'economia sociale. Carlo Borgomeo, presidente della Societa' per l'imprenditorialita' giovanile, che gestisce l'accesso ai fondi della legge 44, ha affermato che ''relativamente ai circa 15 miliardi di Fondo sociale europeo che abbiamo destinato ad attivita' di formazione e promozione dell'impresa sociale, di partenariato tra Nord e Sud, il giudizio positivo dell'Unione europea rispetto ai progetti finanziati mi fa pensare che, anche con la riorganizzazione del Fondo sociale prevista per il 2000, ci sara' spazio per il settore''. A patto pero' che passi un approccio serio, professionale. ''Malgrado le grandissime potenzialita' - ha detto Borgomeo - molte esperienze sono ancora precarie e affidate a impasti non meglio definiti di solidarieta' e volontariato''.

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