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Napoli/ Nuovo caso Tangentopoli

Data: 23/02/1999 - Ora: 18:56
Categoria: Politica

Il capo del carcere minorile di Napoli è stato preso con la mazzetta in tasca. Il responsabile dei centri di Campania e Molise, ieri mattina, dopo una settimana di indagini, è stato sorpreso dai Carabinieri con cinque milioni. La somma gli era stata data da un imprenditore per l'inizio dei lavori di un punto di ristoro nel carcere di Nisida. L'uomo, stimato dal mondo giudiziario napoletano, doveva salvare i piccoli boss di Malanapoli, riconquistarli alla legge e al lavoro, ma è finito in un carcere militare. (GC/MN)

Arresto choc quello di Luciano Sommella, 64 anni, direttore dei centri per la giustizia minorile di Campania e Molise, fino a pochi giorni fa considerato il punto di riferimento più certo sul tema dei ragazzi a rischio. Lo hanno accusato di avere incassato una manciata di milioni; una vera e propria accusa di concussione, hanno precisato i Carabinieri e la Procura. Il nome di Luciano Sommella, così, è stato automaticamente inserito nell'interminabile lista di nomi di Tangentopoli. Le indagine sono iniziate circa una settimana fa. Un imprenditore in rapporti commerciali con Sommella si presenta alla caserma Pastrengo e lo denuncia. Un racconto da far rabbrividire. Il direttore Sommella, dalla grande umanità e comprensione verso i giovani dalla vita oramai bruciata, nasconde dentro di se un uomo avido di denari, uno che non fa nulla per nulla.
L'imprenditore racconta di essersi sentito chiedere una mazzetta da cinque milioni; la prima di una lunga serie di pagamenti; una richiesta arrivata dopo che Sommella gli aveva dato il beneplacido per la realizzazione di un punto di ristoro nel carcere di Nisida. Ma l'imprenditore, orami deciso a raccontare tutto, si nasconde addosso un microregistratore e va a discutere con il direttore. Consegna poi ai carabinieri una bobina in cui il direttore dei centri minorili pretende una tangente. Il comando provinciale dell'Arma, intanto, studia una strategia per ottenere ulteriori prove. Allora, si decide di andare avanti, di fingere di stare alle richieste di Sommella. E così, ieri mattina, alle ore 9, l'imprenditore e tre carabinieri in borghese bussano all'ufficio di Sommella. Pochissimi minuti: consegna i cinque milioni, in banconote da centomila (precedentemente fotocopiate dall'Arma). Una stretta di mano ed esce. Addosso ha ancora un microregistratore, un secondo nastro che prova il pagamento illegale. Alle 9, 45 circa, i Carabinieri entrano nell'ufficio di Sommella: "direttore, dovrebbe consegnarci quei soldi che ha appena preso, questo ci eviterebbe una perquisizione...".
Sommella, stupefatto ed impaurito, dice qualcosa, "non avete capito, è una attenzione, non è come sembra".
Oramai stanco cede e dalla tasca dei pantaloni tira fuori un fascio di banconote tenute assieme da un elastico.
Sono le stesse ricevute dall'imprenditore. I Carabinieri lo portano via, a bordo della sua stessa auto, una Croma blindata del Ministero e senza manette. A metà giornata, quasi allo scoccare del mezzogiorno, Luciano Sommella, sconvolto, è alla caserma Pastrengo. Afferma, durante l'interrogatorio di esser caduto in trappola, che quei soldi erano un regalo e dovevano confluire in un fondo aperto per l'assistenza dei ragazzi a rischio. Non ha ancora capito che lo aspetta il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). A rendergli noto il tutto è il suo avvocato, Domenico Ciruzzi.

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