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Data: 10/07/1998 - Ora: 10:13
Categoria:
Economia
Il punto sulla situazione dell'intervento nel Mezzogiorno lo ha fatto ieri il dipartimento per le politiche di
sviluppo guidato da Fabrizio Barca. Interventi come quelli in Basilicata, a Bari, a Foggia e a Napoli, "hanno
profondamente alterato in modo positivo il quadro di convenienza dei sistemi locali prescelti - si legge in una
nota del dipartimento di via Venti Settembre - ed hanno dischiuso opportunita' non ancora pienamente
sfruttate".
Ma se il Tesoro apre 27.000 nuove opportunita' lavorative, Unioncamere rilancia, sostenendo che sono
esattamente 717mila i nuoovi posti di lavoro in tutta Italia che potrebbero essere creati dalle piccole e medie
imprese se calasse la pressione fiscale e se ci fosse una diminuzione del costo del lavoro. Alle condizioni
attuali, secondo Unioncamere, l'occupazione crescera' nel biennio solo di 262mila unita'. Questo il dato che
emerge da un'indagine che Unioncamere ha condotto su 100mila imprese in collaborazione con il ministero
del lavoro, presentata ieri, proprio in concomitanza con l'annuncio dei nuovi accordi occupazionali del Tesoro
per il Mezzogiorno.
"Occorrono contratti diversi dal passato - ha ribadito il presidente di Unioncamere, Danilo Longhi - in questo
caso oltre 400mila imprese sarebbero disposte ad assumere". In questo senso, ha proseguito Longhi,
"vorremmo innanzitutto sostenere il nuovo livello della concertazione, quello territoriale", che potrebbe
rilanciare le assunzioni adattando il costo del lavoro alle realta' territoriali. E anche l'economista Renato
Brunetta ha sottolineato, durante il convegno, la necessita' di flessibilizzare il salario, considerata "un tabu'
per la maggioranza", e di superare il contratto nazionale attraverso contratti territoriali ed aziendali. Ma il dato
interessante della ricerca condotta da Unioncamere e' la distribuzione geografica delle previsioni di crescita
economica. Il dato infatti evidenzia una "rilevante crescita" delle regioni meridionali che si allineano con le
regioni del Centro-Nord, ma che segnano un tasso di entrata dei nuovi occupati del 12,9 per cento, nettamente
piu' elevato rispetto al 7,9 per cento del Nord- Ovest e del 9 per cento del Nord-Est e del Centro.
Relativamente alle dimensioni delle imprese, emerge che sono quelle "piccolissime" (fino a 9 dipendenti), a
presentare un particolare "vigore", con una crescita del 7,6 per cento, seguite dalle piccole (da 10 a 49
dipendenti), che grazie alle loro piccole dimensioni, sostiene Unioncamere, meglio si adattano alle "esigenze
di flessibilità e specializzazione del mercato".
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