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Meridione&Cultura/ Occupazione, i piccoli centri sono delle fonti di sviluppo

Data: 11/05/1999 - Ora: 12:07
Categoria: Cultura

I piccoli centri culturali multidisciplinari sono una risorsa da valorizzare come occasione di sviluppo locale e occupazione. E' il principale obiettivo che si ricava dai risultati della prima indagine sui presidi culturali del Mezzogiorno, condotta dal Cnel in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali e presentata a Villa Lubin. Dallo studio, che ha coinvolto 221 presidi culturali (biblioteche, centri culturali, musei e altre strutture dedicate alla diffusione culturale) situati in comuni di piccole dimensioni non capoluogo di provincia di 8 regioni meridionali, emerge una realtà molto lontana da quell'offerta culturale ''spettacolarizzata'' che coinvolge i grandi centri e privilegia i maxi eventi, tuttavia vivace e capace di coinvolgere la popolazione, soprattutto giovanile, e le istituzioni, principalmente enti locali (nell'84,6 per cento dei casi) e le associazioni socio-culturali (67,6 per cento dei casi), intorno a progetti di sviluppo e di accrescere la domanda di cultura. (FM)

Molti di questi presidi (nel 78,9% dei casi) prevedono di aumentare le attivita' e i servizi forniti all'utenza. ''La ricerca manifesta l'attenzione del Cnel rivolta all'insieme degli scenari del Meridione d'Italia - ha rilevato il vice presidente, Giuseppe Capo - e si inserisce nell'ambito della collaborazione tra Cnel e Governo al progetto di rivitalizzazione, rivalutazione e organizzazione sistemica della cultura nel nostro Paese e in particolare nel Mezzogiorno''.

Forte e' infatti l'interesse che stanno acquisendo questi poli multifunzionali per la loro flessibilita' nell'accoglienza di diverse manifestazioni (centri che diventano a seconda della domanda sale di lettura, luoghi per mostre, conferenze, proiezioni, ecc.) e per la capacita' di aggregazione di associazioni socio-culturali, volontari, studenti, e di richiamare intorno al piccolo comune un turismo ''territoriale'', lontano dalle grandi rotte, ma immerso nel tessuto locale saldamente ancorato al rapporto tra territorio, identita' culturale e memoria storica.
Questi centri, che per la maggior parte sono finanziati con fondi pubblici (97,3%), ma anche in misura significativa (8,7%) da risorse private, si avvalgono per il 48,6% del lavoro di collaboratori volontari, forniscono servizi in prevalenza gratuiti (88,4%), soprattutto di consultazione (89,7%) di libri (86,3%) e periodici nazionali (66,7%), tuttavia si devono ancora adeguare alle possibilita' offerte dalle nuove tecnologie.

Il 24% di questi presidi non possiede infatti attrezzature informatiche e solo il 28,6% ha un servizio Internet. Dall'indagine emerge che il successo dei presidi presso la comunita' dipende in larga misura dalla dotazione di servizi innovativi e dalla loro trasformazione in strutture polivalenti operanti in un sistema a rete.

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