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Data: 22/06/1998 - Ora: 13:05
Categoria:
Politica
E' quanto è emerso a Venezia, nel corso del work shop ''Ragioniamo di maternità'', promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla regione del Veneto. ''La coppia senza figli - ha spiegato l'economista Elisabetta Addis - spende mensilmente per vivere 3,4 milioni di lire; quella con un figlio arriva a 3,9 milioni; la famiglia con due figli, che rappresenta il 10% delle famiglie italiane, 4,2 milioni. Poi si verifica un'apparente incongruenza visto che la spesa media della famiglia con tre figli ridiscende a 4 milioni mensili, ma in realtà, sono solo le famiglie più povere ad avere più figli''. Dal punto di vista geografico se una famiglia al sud e nelle isole, con due figli, spende mediamente 3,2 milioni mensili, al nord est la stessa famiglia spende 5,1 milioni. Rispetto ai consumi, poi, una famiglia di due persone dispone mediamente di 2,2 milioni a testa, mentre una di quattro scende a picco a circa 1 milione pro-capite e, fra le spese più compresse, vi sono quelle alimentari; dalle 300 mila pro capite che spende una famiglia di due persone, già se si è in tre si scende a 230 mila.
L'Istat lancia l'allarme evidenziando come l'Italia sia il paese a più basso tasso di natalità al mondo, con uno, due figli per donna, ma questo risultato è il frutto di un paradosso, ovvero non è la libera scelta delle donne ad avere così pochi figli, ma la poca sicurezza delle stesse che vogliono mettere al mondo un figlio, ma che si trovano in situazioni, il più delle volte, di disoccupazione, lavoro nero, non pagato o non riconosciuto, atipico o marginale.
''L'impegno della commissione nazionale delle Pari Opportunità - ha sottolineato la vice presidente della stessa Anna Maria Riviello - è quello di risolvere questo paradosso italiano visto che siamo diventati il paese a più bassa natalità, ma questo non corrisponde al desiderio delle donne. Donne che - aggiunge Riviello - lavorano poco, ovvero lavorano moltissimo tra mercato e casa, ma pochissimo nel mercato rispetto agli altri paesi europei di tutto l'occidente''. Si tratta quindi di mettere a fuoco delle politiche che superino questo paradosso: ''Le donne oggi si trovano ancora ad usufruire di risorse 'derivate' e non frutto del loro lavoro. Tantissime non lavorano e ce ne sono tante altre che addirittura hanno rinunciato a cercare un lavoro e questo è un dato molto preoccupante''. Il vice presidente della commissione nazionale Parità ritiene dunque necessario che, oltre alle politiche già messe in atto dal governo, come ad esempio i congedi parentali o i provvedimenti per l'infanzia, ne vengano messe in atto altre basate su incentivi all'occupazione femminile, aumentando la possibilità di ricorrere al part-time, alla flessibilità, superando le rigidità del sistema del welfare. ''In Italia c'è un uso troppo ristretto del part-time - conclude Riviello - di quella flessibilità buona che in altri paesi ha consentito una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Serve più sicurezza alle donne perché il diritto di maternità è un diritto di cittadinanza''.
Infine Anna Maria Parente, rappresentante nazionale delle donne Cisl, ha annunciato che in autunno verrà varato un osservatorio della maternità delle tre associazioni sindacali nazionali con l'obiettivo di individuare quali sono i servizi indispensabili alle donne che desiderano avere un figlio.
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