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Data: 08/07/1998 - Ora: 12:37
Categoria:
Politica
E' stato discusso ieri dal Consiglio regionale delle Marche
sulla proposta di legge 266 riguardante gli ''Interventi a
favore della famiglia'', un provvedimento che ha avuto
un'elaborazione alquanto contrastata, tanto che sulla sua
approvazione orientamenti diversi si registrano anche
all'interno della maggioranza. Rispetto al testo base
licenziato dalla quinta commissione, inoltre, l'opposizione
ha presentato circa 90 emendamenti. (FM)Tra i cardini della legge, Donini ha elencato i contributi alle famiglie con bambini, il riconoscimento del ruolo dei comuni nell' erogazione delle provvidenze (tra cui la possibilità di polizze assicurative alle casalinghe), il sostegno a famiglie ''con contenuti di disagio, relazionale o economico''. Il relatore di minoranza Pino Ricci (Udr-Cdu) ha invece definito la proposta di legge ''offensiva e oltraggiosa, il cui titolo non corrisponde al contenuto: questa non è una legge 'per la famiglia' - ha detto - ma di assistenza sociale, con sostegno a situazioni patologiche e con soggetti in difficolta'. Questa legge non è un 'mattone' per costruire, è piuttosto un 'macigno' contro la famiglia''. Secondo Ricci, ''gli interventi straordinari si fanno per le calamita' naturali, e la famiglia non è una calamità. Si tratta di un progetto povero, privo di respiro, che non ha una valenza organica. Vuole togliere alla famiglia il suo elemento aggregante. E' solo un'iniziativa a favore degli interventi dei comuni, con la regione privata di ogni forma di controllo e con risorse che possono prestarsi a ritorni in termini di consenso''. Per l'esponente di minoranza, invece, si doveva ''riconoscere la centralità della famiglia, naturalmente di quella costruita sul matrimonio e incentrare su di essa la revisione del welfare regionale''.
Per la discussione generale sono programmati gli interventi di 18 consiglieri. Giannotti (Gruppo misto) ha parlato di ''grande inganno per le famiglie marchigiane, le cui esigenze non sono colte dalla legge'' e ha invitato il Partito Popolare Italiano, le cui istanze non sarebbero state recepite, ad uscire dalla maggioranza ''per coerenza''. Contrarietà è stata espressa anche da Forza Italia e dal capogruppo Grandinetti, che ha definito il provvedimento ''il trasferimento ai comuni di circa due miliardi per permettere loro di esercitare un pò di assistenzialismo spiccio'' e ha paventato pericoli di ''disarticolazione della famiglia''. Si sono riservati di decidere come votare solo dopo l'esame finale sia esponenti di opposizione, come Ciccanti (Cdu), che di maggioranza, come Cleri (Pri). I rappresentanti di Alleanza Nazionale, in particolare Ciccioli, hanno espresso contrarietà parlando di ''una legge 'minimale' che non consentirà un concreto rilancio della famiglia come nucleo essenziale della società. La famiglia - ha aggiunto - non deve essere oggetto di assistenza, ma rivalutata per il suo ruolo e le potenzialità formative''. Sfavorevole anche Procaccini (Prc) che ritiene ''restrittivo'' il concetto di famiglia adottato, ''elemento di forte conservazione'', rilevando rischi di discriminazione verso le famiglie non unite dal matrimonio tradizionale. Procaccini ha quindi chiesto un allargamento alle unioni di fatto.
Una sola seduta del consiglio regionale non è bastata comunque a completare la discussione e approvare la legge. L'ufficio di presidenza ha infatti concordato nel pomeriggio di far portare a termine oggi il dibattito sui principi generali del provvedimento e dirinviare alla seduta di martedì 14 luglio, a partire dalle 10, quello sui singoli articoli, gli emendamenti, le dichiarazioni di voto e la votazione finale. Oggi non si andrà quindi in seduta notturna come inizialmente ipotizzato.
Nel prosieguo del dibattito, rilievi sull'impostazione della legge sono stati mossi sia da esponenti dell'opposizione, come Gasperi, di Alleanza Nazionale (rilevate carenze di interventi verso gli anziani, i lavoratori, le famiglie con tossicodipendenti, i detenuti) o Villa, del Ccd (''pochi - ha detto - i due miliardi e mezzo di erogazioni''), ma anche della maggioranza, come Secchiaroli, dei Democratici di Sinistra (''non serve una legge specifica sulla famiglia, gli interventi sono già previsti in mille leggi su campi specifici''). In difesa del provvedimento ha invece parlato Meschini (Partito Popolare Italiano) che ha comunque proposto la creazione di una consulta che dia indicazioni in accordo con le associazioni delle famiglie. Emendamenti al testo base sono stati presentati anche da Rocchi (Si) e D'Angelo (Verdi). Andrea Ricci (Prc) ha ribadito il dissenso del proprio gruppo sulla definizione dei soggetti beneficiari limitata alle famiglie fondate sul matrimonio. ''Se riuscissimo - ha aggiunto - a dare una formulazione che estenda i benefici a tutte le famiglie, quindi a quelle di fatto e 'more uxorio', allora rivedremmo la nostra posizione''. Proprio su tale aspetto permangono i maggiori motivi di dissenso tra le parti. Secondo Cecchini (Ds) non è vero che l'articolo 1 della legge faccia riferimento solo alle famiglie tradizionali, ma a tutte quelle riconosciute dalla Costituzione e dalle leggi statali.
''Se la volontà non risulta chiara - ha spiegato - se servono parole in più, le si aggiungano''. Tuttavia, nella sua replica, la capogruppo dei Ds Donini ha osservato che ancora non ci sono le condizioni per formulazioni piu' avanzate. ''Per ora - ha proseguito - abbiamo dato una lettura parziale, che va comunque nella strada del riconoscimento delle coppie 'more uxorio'''. Nettissima, su questo punto, l'avversità ripetuta dal controrelatore Pino Ricci, che ha affermato: ''E' meglio non approvare niente, che un testo che ingeneri concetti equivoci sulla famiglia, che faccia traballare questa fondamentale istituzione''. Nell' intervento conclusivo, il presidente della Giunta D'Ambrosio, ricordando a tutti che ''le guerre di religione sono finite nel 1648'', ha fatto presente che nella proposta di legge ''non c'è alcuna definizione della famiglia in quanto essa viene definita ogni volta dai principi vigenti''. Sull'approvazione, poi, per D'Ambrosio ''se abbiamo tutti lo stesso intento, cioé venire incontro ai bisogni di chi è in difficoltà, l'accordo lo troviamo. Se invece l'intento è solo creare problemi agli avversari, è chiaro che sarà più difficile''. Riguardo ad alcune carenze contestate, D'Ambrosio ha risposto che altri interventi entreranno in altre leggi. ''Due miliardi e mezzo sono pochi - ha concluso - intanto però mettiamo questi, che sono un pò più della spesa storica''.
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