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Data: 19/02/1999 - Ora: 15:28
Categoria:
Politica
Con Di Pietro il Gup ha prosciolto anche il banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia, l'avvocato
Giuseppe Lucibello e l'ingegnere Antonio D'Adamo. Il Giudice delle udienze preliminari ha anche deciso di
inviare alla Procura di Roma, per competenza, il fascicolo relativo ad un tentativo di corruzione da parte di
Pacini Battaglia di un maresciallo del GICO, disponendo l'invio degli atti alla Procura di Milano per quanto
riguarda la bancarotta di alcune società dell'ex amico di Di Pietro, il costruttore Antonio D'Adamo.
Quelli di Di Pietro sono stati, sicuramente, quattro anni di sofferenza e questo era l'unico epilogo
possibile, afferma l'avvocato Massimo Dinoia, non presente alla seduta finale del processo. Il processo,
iniziato lo scorso 3 febbraio, vedeva sul volto l'ex Ministro dei Lavori Pubblici, l'amarezza di trovarsi sul
banco degli imputati proprio nel giorno del settimo anniversario dell'avvio delle inchieste di Mani Pulite.
L'accusa per il leader de " L'Italia dei valori " era quella di corruzione in concorso con tre dei
personaggi da lui indagati: il banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia, l'avvocato Giuseppe Lucibello e il
costruttore Antonio D'Adamo. Antonio Di Pietro, in primis, ha contestato ai pm di aver indagato su di lui
anche nel periodo in cui era ministro dei Lavori pubblici. Il Giudice per le indagini preliminari gli ha dato ragione
disponendo che non venissero considerati non utilizzabili molti atti presentati dall'accusa, tra i quali tabulati di
intercettazioni telefoniche, informazioni anonime e carte sequestrate dal GICO, della Guardia di finanza. Gli
imputati chiesero anche che venisse loro concesso il rito abbreviato, ottenendo un rifiuto. "Ho fatto questa
richiesta - ha dichiarato durante una seduta del processo l'avvocato di Di Pietro, Dinoia - per
scaramanzia. Anche nelle altre udienze preliminari ho sempre chiesto il rito abbreviato, ma i pm non ce lo
hanno mai concesso. Però noi siamo sempre stati prosciolti".
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