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Mafia/ Lo sciopero della fame dei boss col "41 bis"

Data: 05/02/1999 - Ora: 16:07
Categoria: Politica

I "quarantunisti", come si autodefiniscono i mafiosi sottoposti al carcere duro, sono entrati in sciopero. Non mangiano dall'inizio del mese: quelli reclusi ad Ascoli e a Spoleto non intendono toccare cibo, quelli di Viterbo rifiutano il "pasto dello Stato" e si nutrono del "pacco" che arriva dalle famiglie, poca cosa visto che non siamo più ai "tempi belli". Una novità assoluta, lo sciopero della fame - protesta di sapore pacifista - per i militanti di Cosa Nostra. Fa una certa impressione leggere slogan e inviti al rispetto della "dignità umana", richiami alla "civiltà giuridica", rivendicazioni per i figli "privati della figura paterna", sottoscritti da uomini come i fratelli Graviano, i Tinnirello, i Pino Savoca e tanti altri. (ADP)

Anche questo è un segno dei tempi. La mafia attraversa certamente un momento di crisi grave. Una serie di capisaldi sono stati messi in discussione dal "revisionismo" operato dai collaboratori di giustizia, che hanno raccontato le "piccole miserie" dei grandi capi di Cosa Nostra. La scelta della "via sindacale", pacifista, anzi "buonista", insiste sulla via del cambiamento. In meglio, rispetto alle leggi della società civile, verso il definitivo "degrado" se si prende ad esempio la legge di Cosa Nostra.
Ma tant'è. I detenuti (inaudito) arrivano a denunciare - seppure con sfumature varie - il "trattamento particolare" che viene loro riservato dalle "squadrette" di agenti di custodia, sembra, adibiti a rendere problematico il sonno notturno dei "quarantunisti". Una verifica della denuncia non sarebbe sbagliata. Resta la certezza che una mentalità sta cambiando. Una volta si diceva, riferito alla prova del carcere, che "l'uomo d'onore è nato per soffrire". "Ma fino a un certo punto", avranno pensato i seicento "quarantunisti" sparsi nelle carceri italian

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