Il ministero della Giustizia ha rinnovato per altri tre mesi l'incarico a Lecce di Marco Di Napoli, giudice "distaccato" alla Corte d'appello. La proroga scade domani, giovedì 17. Ma per la seconda volta consecutiva, il magistrato barese ha ottenuto il "placet" da Via Arenula. Rimarrà nel capoluogo salentino fino a quando terminerà il processo contro trentacinque boss dell'"ala brindisina" che fa capo alla Sacra corona unita, accusati d'associazione di stampo mafioso, una decina d'omicidi e contrabbando. Le udienze vanno avanti a tappe forzate, nell'aula bunker: proprio per fare in modo che nel giro dei prossimi novanta giorni possa essere emessa la sentenza di secondo grado.
Procedura abituale e buon senso, questi, che il ministero della Giustizia non sempre pare voglia rispettare. Se per Di Napoli non fosse stato acceso il "semaforo verde", ogni atto processuale sarebbe diventato carta straccia. Con un collegio giudicante inevitabilmente "riveduto e corretto", il dibattimento doveva ripartire da zero. Roberto Castelli, titolare del dicastero, non segue tuttavia un identico ragionamento dappertutto nel Belpaese: il giudice Guido Brambilla, impegnato nel processo Sme, era stato trasferito immediatamente a fare il magistrato di sorveglianza sulle carceri nella stessa Milano.
Ecco perché la "pratica Di Napoli" ha un valore particolare: è la prova secondo cui il governo Berlusconi agisce sulla base dei due pesi e delle due misure: pensa di fare funzionare meglio la macchina della giustizia, ma usa un carburante diverso al Sud rispetto al Nord dell'Italia. D'altra parte nella "capitale" del barocco, non ci si poteva permettere di inceppare gli ingranaggi dell'apparato giudiziario. Da qualche giorno a questa parte, a Palazzo di Giustizia il clima è incandescente. Da quando il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, ha acceso la miccia della polemica: «Magistrati che consentono di rimettere in libertà pericolosi delinquenti, e soltanto perché da quindici mesi non riescono a depositare le motivazioni del verdetto di condanna alla fine del primo grado di giudizio, sono magistrati da licenziare!». E' il caso di un "gip" brindisino e non di Marco Di Napoli, indicato dal Csm quale nuovo procuratore aggiunto a Bari. Prima, però, dovrà concludere la "fatica" leccese. Con buona pace di tutti. Nel frattempo, l'ultima cosa che preoccupa il ministro Castelli è quella d'essere coerente con se stesso.