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Data: 15/09/1998 - Ora: 10:49
Categoria:
Economia
Le dimensioni del fenomeno italiano risultano ancora più evidenti in cifre assolute: quel 65,6 per cento del totale dei disoccupati significa, infatti, oltre 1,8 milioni di persone (come l'intera popolazione del Friuli) che da oltre 12 mesi si affannano a trovare un lavoro. Condizioni simili a quelle del nostro Paese - rileva l'Ocse - si registrano anche in Belgio (61,3 per cento i disoccupati di lungo termine), Irlanda (59,4 per cento) Grecia (56,7 per cento) e Spagna (55,7 per cento). Mentre il confronto con i sette grandi ci vede 'schiacciati' da cifre che rappresentano il 9,3 per cento negli Stati Uniti, il 13,9 per cento in Canada, il 19,5 per cento in Giappone 47,8 per cento in Germania, il 39,5 per cento in Francia e il 39,8 per cento in Gran Bretagna. Ma l'Italia è 'perdente' anche rispetto alla media dei Paesi Ue (44,3 per cento) e a quella dell'Ocse (34,1 per cento).
La donna poi in quattro casi su dieci è, secondo la diagnosi dell'Ocse sull'occupazione in Italia, senza lavoro. Una realtà, a dire il vero, più che italiana mediterranea, perché le giovani donne del Belpaese si contendono questo sfortunato primato con le ragazze greche e spagnole. E che appare tanto più paradossale constatando che basta attraversare il confine e arrivare in Svizzera, per trovare il più basso indice di disoccupazione giovanile al femminile, il 3,8 per cento (nei 23 cantoni d'oltralpe, le ragazze sono addirittura più 'richieste' dai datori di lavoro di quanto non lo siano i loro coetanei maschi, che comunque hanno pur sempre un 'invidabile' tasso di disoccupazione fermo al 7,9 per cento). L'aspetto più preoccupante - almeno a leggere le tabelle contenute nel rapporto dell'Ocse sul lavoro, appena pubblicato - è dato poi dal fatto che la percentuale dei senza lavoro tra i giovani (tra i 15 e i 24 anni), è andata sensibilmente aumentando da sette anni a questa parte: si va, infatti, dal 35,4 per cento del 1990 al 39,9 per cento del 1997 per le ragazze e dal 23,4 per cento del 1990 al 28,7 per cento dello scorso anno per i ragazzi. Un dato che non conforta, inoltre, soprattutto se paragonato alla media Ocse (passata dal 11,2 per cento del 1990 al 12,9 per cento del 1997 per i giovani, e dal 12,1 per cento al 14 per cento per le ragazze).
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