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Lavoro/ Romiti: "Problema non è Pil ma volontà politica"

Data: 27/02/1999 - Ora: 09:55
Categoria: Economia

Part time, lavoro interinale, riforma del collocamento, creazione dei cosiddetti Lsu (lavori socialmente utili), fondi pensione: tante buone intenzioni, secondo il presidente della Rcs, Cesare Romiti, che sono ancora ben lontane dal produrre effetti concreti. Per l' ex presidente della Fiat ''davanti alle dimensioni del fenomeno della disoccupazione se manca la volonta' non potra' mai esserci alcun ottimismo''. Intervenuto stamani a Roma in un convegno oragnizzato da ''Liberal'' - presenti tra gli altri Franco de Benedetti, Paolo Savona, Luigi Abete, Innocenzo Cipolletta e Antonio Marzano - Romiti ha invitato ad abbandonare la concezione del posto fisso: ''Quello che va superato - ha detto - sono i vecchi convincimenti: un posto unico per tutta la vita; la conquista di un impiego pubblico, se possibile statale; un rapporto da lavoratore dipendente piuttosto che da autonomo. Insomma - taglia corto il presidente della Rcs - nessuna politica del lavoro e' stata tanto passiva come quella italiana. Serve un cambio di mentalita'''. (MN)

Oggi, ha insistito Romiti, ci sono tutte le condizioni per crescere: un costo delle materie prime mai cosi' basso, costo del denaro a livelli di quarant' anni fa, inflazione trascurabile. ''Ora non possono esserci altri aiuti dal contesto generale. Non esistono altre forze inerziali cui appoggiarsi''. Mancanza di idee e vuoto di soluzioni su come far fronte alla disoccupazione appaiono, per Romiti, abbastanza comuni ai partner della Ue, ma quantomeno questi possono contare su altre leve di aiuto: un fisco piu' leggero innanzitutto e maggiore flessibilita'. In Gran Bretagna, ad esempio, ha spiegato Romiti, la spesa corrente al netto degli interessi rispetto al Pil e' di 3 punti inferiore a quella italiana e questo nonostante le uscite per il welfare siano superiori. ''Tre punti in meno di spesa corrente dal '90 ad oggi - ha detto Romiti - equivalgono per l' Italia a circa 300mila miliardi attuali, ossia piu' dei 282mila miliardi ottenuti portando la stretta fiscale dal 39,4% del 1990 al 44,3% del 1997 e non tanto lontano dai 370mila miliardi raccolti con le varie manovre di aggiustamento''. L' esperienza insegna che non e' tanto la crescita del Pil o il tasso di inflazione a condizionare il tasso di disoccupazione ma sono le politiche attive per il lavoro. Da qui l' esigenza, avvertita da Romiti di ''elasticita' che si deve accoppiare con la necessita' di liberare risorse da destinare a nuovi investimenti per favorire lo sviluppo del mercato del lavoro''. Poi bisognera' rimettere mano alla riforma del welfare puntando pero' ''contro quella parte che e' degradata spesso nello spreco: soltanto la riduzione degli oneri del sistema pubblico potranno dare fiato alla previdenza integrativa. Altra strada non c' e'''. (ANSA).

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