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Data: 16/03/1999 - Ora: 18:04
Categoria:
Economia
Senza arrivare ai quarantamila esuberi di cui si è parlato per la Telecom, il gruppo di telecomunicazioni potrebbe infatti, tra mobilità ed esternalizzazione di alcuni servizi, denunciare tra le diciotto e le ventimila eccedenza. Mentre non si conosce quale sarà la sorte dei circa ventimila dipendenti delle società, come Sirti e Finsiel, che dovrebbero essere cedute.
Anche alle Poste si è spesso parlato di oltre quindicimila esuberi: la società ha però sempre parlato di mobilità, di blocco del turn over e dei contratti a termine. Obiettivo del piano industriale è infatti quello di ridurre l'incidenza del costo del lavoro sui ricavi. Ma, se non verrà drasticamente aumentata l'efficienza, è possibile che tale riduzione verrà ottenuta agendo sulla leva occupazionale.
Ci sono poi le Ferrovie: entro giugno si conclude un piano di riduzione del personale, concordato con i sindacati, che ha toccato 5.750 dipendenti. Ma dietro l'angolo c'è il nuovo piano di impresa che verrà definito entro due mesi e lo stesso ministro dei trasporti non ha mai nascosto che dovrà contenere anche degli esuberi. Cifre mai ufficializzate parlano addirittura di ventmila - venticinquemila posti di lavoro in eccedenza.
Cifre analoghe, se non addirittura doppie, si fanno anche per il settore creditizio dove dallo scorso anno è in corso un duro 'braccio di ferro' tra aziende e sindacati. Il problema, ammette anche Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, ''esiste'' e riguarda proprio i posti di lavoro tradizionale. Anche Walter Cerfeda (Cgil) ricorda infatti che se pure i processi di liberalizzazione generano conseguenze di carattere occupazionale, ''non bisogna dimenticare che ci sono settori, come quello delle telecomunicazioni, che stanno avendo un forte sviluppo, anche in termini occupazionali'' .
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