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Data: 04/03/1999 - Ora: 14:48
Categoria:
Economia
Ricetta non miracolosa, ma forse, tra le poche probabili al momento. Che non sia un paliativo, magari. Un lavoratore prossimo alla pensione che scende a metà orario, un nuovo
assunto per l'altra metà: è vicina la decisione per la "staffetta" tra anziani
e giovani. Se funzionerà non si sa - nei Paesi che l'hanno già applicata i risultati sono disparati
- ma c'è ampio consenso che un tentativo si faccia e il governo ha deciso di
accorciare i tempi. Il ministro del Lavoro Bassolino, promotore dell'idea, fa sapere
di essere quasi pronto ad attuare la delega già ricevuta dal Parlamento; nello stesso
tempo il Senato potrebbe rilanciare con una delega ampliata, inserita nel disegno di
legge "collegato sul lavoro" che attua il patto
sociale. (MN)
Anche il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, sempre critico in tema di
pensioni e di mercato del lavoro, ha lasciato capire di essere favorevole. Ha detto sì
il nuovo presidente dell'Inps, Massimo Paci. Nella migliore delle ipotesi, la
"staffetta" darebbe tre vantaggi allo stesso tempo: creare lavoro per i giovani,
cancellare il costosissimo ricorso al prepensionamento in casi di crisi aziendale e
dissuadere un certo numero di lavoratori dal richiedere la pensione di anzianità. Per
funzionare, la "staffetta" deve risultare conveniente sia al lavoratore che passa a
tempo parziale, sia all'impresa che deve in cambio assumere. Occorre dunque un
incentivo pubblico. Come spiega il sottosegretario al Lavoro Luigi Viviani, i soldi in bilancio ci sono:
mille miliardi del "fondo per la riduzione dell'orario di lavoro". Qui sta il punto,
perché quei soldi erano stati destinati soprattutto alla riduzione di orario a 35 ore
quando della maggioranza faceva parte Rifondazione comunista. Non a caso,
Fausto Bertinotti ieri si è espresso contro. Ma nella maggioranza attuale, molti
ritengono che quei fondi sarebbero meglio usati per la "staffetta": "Senza il
provvedimento sulle 35 ore, il lavoro del Parlamento non sarebbe stato intralciato"
sostiene Viviani. Si discute ora su quanto dei 1000 miliardi destinare all'uno o
all'altro uso.
I dettagli del provvedimento restano ancora imprecisi. I tecnici del ministero del
Lavoro che preparano il testo di decreto delegato (non decreto-legge, come
qualcuno ha erroneamente capito) stanno discutendo se ammettere allo speciale
part-time i lavoratori ai quali sono rimasti meno di tre anni alla pensione di
vecchiaia, oppure a tutti quelli che hanno maturato i requisiti per la pensione di
anzianità. L'incentivo per le aziende consisterebbe in una riduzione dei contributi
sociali. I giovani da assumere dovrebbero essere disoccupati con età massima di 32
anni.
Nel frattempo, l'emendamento presentato al Senato da Antonio Montagnino dei
Popolari cerca di allargare ancora il meccanismo; un altro sottosegretario al Lavoro,
Raffaele Morese, annuncia parere positivo del governo, correggendo la freddezza
mostrata da Viviani il giorno precedente. Si tenta anche di affrontare il problema
dell'eccessiva rigidità delle norme che oggi regolano il lavoro a tempo parziale (in
Olanda e in Spagna, i Paesi dell'area euro che hanno ottenuto negli ultimi anni
migliori risultati sul fronte dell'occupazione, un importante contributo è stato dato dal
part-time ).
Fatta eccezione per la "staffetta", la gran questione della previdenza resta in
sospeso. Dentro al governo c'è chi vorrebbe prendere inziative e c'è chi frena. Il
ministro del Tesoro Ciampi prende tempo, ma lascia supporre che se la situazione lo
richiedesse si potrebbe inserire qualche intervento nella legge finanziaria per il 2000.
"Non facciamone un problema angoscioso - ha detto Ciampi in un incontro presso la
sua parrocchia romana, San Saturnino - perché non lo è. E' un problema da seguire
con attenzione, per eventuali interventi che possano rendersi necessari e che
facciano rientrare le spese entro le disponibilità".
La tesi del ministro del Tesoro è che non c'è nessuna minaccia di crollo o di
sfondamento della spesa per l'immediato. Se si dovesse manifestare qualche
deviazione, tuttavia, occorre essere pronti a intervenire "nell'interesse degli stessi
pensionati", perché "se il sistema non tiene, non terrebbe per gli stessi che al
momento ne godono". In generale, se si decidessero modifiche alle regole per i
pensionamenti futuri sarebbe proprio per tutelare i trattamenti di chi è già a riposo.
Ma anche se il sistema previdenziale non presentasse gravi squilibri ci sarebbe un
altro motivo di intervento: "In Italia la spesa previdenziale è più elevata che in altri
Paesi, mentre la spesa assistenziale è minore, soprattutto per quanto riguarda
l'indennità di disoccupazione che è insufficiente". E' imminente, per l'appunto, la
discussione sugli "ammortizzatori sociali": lì il discorso sulle pensioni verrà, di fatto,
riaperto.
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